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Tutti i libri editi da UTET

Cara Yoko. Dichiarazioni d'amore per una donna circondata d'odio

Libro: Libro in brossura
editore: UTET
anno edizione: 2026
pagine: 208
Il primo incontro tra Yoko Ono e John Lennon, nella più celebre galleria della Swinging London, è un disastro: Ono è fredda e irritata e Lennon non si capacita di essere trattato con tanta indifferenza. Prima che esploda la passione passeranno altri due anni. Come l’amore tra Yoko Ono e John Lennon, anche quello di Matteo B. Bianchi per Yoko Ono non è stato un colpo di fulmine. Anzi, dopo aver ascoltato Kiss Kiss Kiss da adolescente, l’autore l’aveva liquidata come una «scema». Del resto, fin dal momento della sua comparsa sulla scena pubblica al fianco di John Lennon, Yoko Ono ha subito un’ondata violentissima e ininterrotta di ostilità, trasformandosi nel tabù estremo della cultura pop. Eppure, dietro la coltre di accuse tendenziose, di cliché razzisti e di preconcetti legati allo scioglimento dei Beatles, si nasconde un’artista poliedrica e geniale, che in pochi si sono spinti a conoscere davvero. Con la sensibilità che contraddistingue la sua scrittura, Matteo B. Bianchi si fa strada nell’odio che circonda Yoko Ono e firma un’accorata «dichiarazione d’amore». Ripercorrendo le tappe di una vita romanzesca – dall’infanzia aristocratica a Tokyo ai bombardamenti della guerra, dalle seminali performance d’avanguardia a New York fino al fatidico incontro con Lennon alla Indica Gallery di Londra –, B. Bianchi ci guida alla scoperta di un’artista radicale, che ha fatto dell’arte la sua stessa esistenza e che solo in tempi recenti ha cominciato a essere rivalutata come merita. Cara Yoko non è una classica biografia, ma il libro intimo di un fan di lunga data, prima ostile e poi irrimediabilmente sedotto, un invito a non dare più ascolto alle maldicenze e a guardare Yoko Ono per ciò che è sempre stata: una pioniera coraggiosa, una strega fiera, l’oggetto folle di amori irrazionali.
17,00 € 16,15 €

Democrazie e no

Libro: Libro in brossura
editore: UTET
anno edizione: 2026
pagine: 224
C’è un gran parlare di “crisi della democrazia”, ma di quale democrazia? Perché c’è la democrazia ideale, fatta di libertà, autogoverno, ricerca della giustizia sociale e della felicità. Quell’ideale di democrazia, dato forse fin troppo per scontato in Occidente, vive nelle menti, nei cuori e nelle speranze di moltissime persone, comprese quelle che scendono in strada in Paesi autoritari e repressivi. Quell’ideale non è affatto in crisi. Ma non lo sono davvero neanche le democrazie reali, cioè quelle che i cittadini, i rappresentanti eletti e i governanti hanno costruito, mantengono e trasformano. Hanno casomai, come sempre, molti problemi di funzionamento: cittadini poco interessati, male informati, non partecipanti; rappresentanti impreparati; governanti deboli, incapaci, corrotti; istituzioni - governo e parlamento - mal congegnate. Ma le democrazie reali hanno dimostrato di saper imparare. Risolvono di volta in volta i problemi, si riformano. E incontreranno sempre nuovi problemi. Gianfranco Pasquino e Marco Valbruzzi, affermati e appassionati studiosi di scienza politica, affrontano con calmissimo furore entrambi gli aspetti: ricostruiscono gli elementi alla base della democrazia come ideale e come pratica, così da poter distinguere tra democrazie e no; e analizzano, dati alla mano, le ondate di espansione delle democrazie reali, oggi presenti in oltre cento Paesi. Con una certezza: se potete chiedervi che cosa può fare per voi il sistema politico e influenzarlo, significa che vivete in una democrazia reale. Ed è sempre possibile mantenerla e migliorarla.
15,00 € 14,25 €

Libertà inutile. Profilo ideologico dell’Italia repubblicana

Libro: Libro in brossura
editore: UTET
anno edizione: 2026
pagine: 224
Quando scelse la repubblica, il popolo italiano, appena uscito dalle rovine di una dittatura e di una guerra mondiale, affidò all'Assemblea costituente l'impegnativo compito, condiviso da tutti (o quasi), di costruire un paese migliore. Ma la repubblica che ne è uscita è stata all'altezza di quelle speranze? Se lo chiedeva già Norberto Bobbio nel suo fondamentale "Profilo ideologico del Novecento italiano", fermandosi però sulle soglie del 1968, e se lo chiede oggi Gianfranco Pasquino, raccogliendo l'eredità del grande filosofo torinese e provando a impostare nuovamente una riflessione che riesca a cogliere l'accidentato percorso della nostra mutevole e inquieta storia repubblicana. A partire dalle fondamenta costituzionali, Pasquino sismografa gli smottamenti culturali gli umori e i contrasti che, di decennio in decennio, hanno attraversato la nazione e coinvolto i suoi protagonisti. Così ci immergiamo nelle contraddizioni delle tre grandi culture politiche del Novecento: il liberalismo, fondamentale durante la Resistenza e sminuito nella ricostruzione del dopoguerra; il comunismo, lacerato all'interno dal dibattito fra i desideri di riformismo parlamentare e le pulsioni semirivoluzionarie, negli anni caldi delle contestazioni di piazza; l'area democristiana, appesantita dal troppo potere politico economico e sociale accumulato senza controlli, fino alla resa dei conti di Tangentopoli. E poi ancora i mutamenti delle stagioni recenti: la personalizzazione della politica propiziata dal berlusconismo e l'affermarsi di nuove culture che strizzano l'occhio all'antipolitica e al populismo. Il quadro che ne viene fuori è un'inedita biografia della nazione: un paese di passioni ideologiche ed enormi contraddizioni, in cui le fortune dei leader durano il tempo di una stagione. E allora, attraversando le riflessioni di Pareto, Calamandrei, Gramsci, Sartori, prende forma il dubbio di Pasquino: la democrazia italiana ha disatteso le promesse costituzionali? Quella conquistata con tanta fatica è stata forse una Libertà inutile?
17,00 € 16,15 €

Vietato obbedire. 1968: come è nata e finita una irripetibile stagione di libertà

Libro: Libro in brossura
editore: UTET
anno edizione: 2026
pagine: 240
Nel 1962, il presidente della provincia di Trento Bruno Kessler, democristiano di sinistra, inaugura la prima facoltà italiana di Sociologia, con l’obiettivo di formare una classe dirigente capace di comprendere i cambiamenti sociali e le sfide politiche del futuro. Per iscriversi non serve il liceo: basta il diploma di un istituto tecnico. In quella piccola cittadina dell’estremo Nord arrivano studenti da tutta Italia. Sono «avventurosi, utopisti, spostati, irrequieti», ma anche avidi di sapere. Tra loro: Renato Curcio, Mauro Rostagno, Marco Boato, Margherita Cagol, Marianella Pirzio Biroli. In cattedra Francesco Alberoni, Chiara Saraceno, Giorgio Galli, Mario Monti, Romano Prodi. Nello sconcerto di una città profondamente cattolica, gli studenti indossano jeans e gonne corte, leggono Mao e Marx, parlano di lotta di classe e liberazione della donna. Il 24 gennaio 1966, la facoltà di via Verdi è la prima università italiana a essere occupata. Sui muri appaiono le scritte: «proibito proibire» e «continuons le combat». Il grande incendio rivoluzionario che infiammerà il pianeta sta cominciando a divampare nei campus americani e nelle facoltà parigine, e in Italia l’epicentro è Trento. «Noi non vogliamo trovare un posto in questa società, ma creare una società in cui valga la pena trovare un posto», dichiara un giovane Mauro Rostagno. È un ceto nuovo che si afferma. Trento si rivela anche la capitale del femminismo italiano. Da quella irripetibile stagione di effervescenza intellettuale nasceranno le grandi riforme civili degli anni Settanta, ma anche le Brigate rosse e gli anni bui del terrorismo. "Vietato obbedire" è il grande affresco corale di una gioventù che voleva rovesciare il mondo.
18,00 € 17,10 €

La storia ci salverà. Una dichiarazione d'amore

Libro: Libro in brossura
editore: UTET
anno edizione: 2026
pagine: 288
Non troverete neanche una data, in questo libro. E non è un caso. Che la storia sia fatta solo di date, archivi, pietre e polvere è un triste equivoco. Che possa essere ridotta a una noiosa materia di obbligo scolastico è un peccato mortale. Che non serva più e sia poco adatta ai tempi dei social network è una menzogna pericolosa. La dichiarazione d’amore per la storia di Carlo Greppi parte dalla passione giovanile per i pirati e i ribelli: personaggi come Robin Hood, William Wallace, Don Chisciotte e Lawrence d’Arabia. E si snoda attraverso un percorso che dalla rivolta di Spartaco arriva al crollo del Muro di Berlino, dalle Storie di Erodoto ci porta alla guerra civile spagnola, dalla vita di Gesù giunge fino all’attacco terroristico delle Torri Gemelle. Un percorso non solo indietro nel tempo, ma dritto verso il cuore che pulsa al centro del nostro bisogno, desiderio, ossessione di fare storia: cos’è il bene e cos’è il male? Chi siamo noi? Cosa avremmo fatto se fossimo stati diversi, nati in un’epoca e in un luogo lontani? Era destino che le cose andassero come sono andate, o si poteva cambiare il corso degli eventi? E se è lecito rispondere a queste domande per il passato, come si può non porsele per il presente? Per farsi aiutare in questa nuova e attualissima apologia della storia, Greppi chiama a raccolta i suoi “eroi imperfetti”, da George Orwell a Simone Weil, da Jorge Semprún a Primo Levi, fino a Marc Bloch, lo storico del Medioevo che scelse di prolungare il proprio impegno intellettuale unendosi alla Resistenza francese, sacrificandosi per la nostra libertà. Perché la storia, quella autentica, deve essere etica, universale, autocritica, reattiva e partigiana: una storia che possa servirci da guida per imparare a interpretare il presente, ma soprattutto per comprendere noi stessi. Solo così la storia ci salverà.
16,00 € 15,20 €

L'ultimo re d'America. Vita, regno e pazzia di Giorgio III

Libro: Libro rilegato
editore: UTET
anno edizione: 2026
pagine: 960
Si racconta che Giorgio III, perso nella sua pazzia, un giorno offrì «con cordialità e riguardo estremi» la mano a un ramo di una quercia nel grande parco di Windsor, convinto di essere di fronte al re di Prussia. In questo caso “si racconta” non è un modo di dire, perché la vicenda è inventata di sana pianta da un tal Philip Withers, nel suo "Una storia della malattia reale" con una serie di aneddoti divertenti del 1789. Come non è vero che abbia sfidato a una gara di corsa un cavallo, né che scrivesse lettere a corti straniere su questioni inventate o che svuotasse addosso al medico il contenuto del vaso da notte… La vita di Giorgio III è talmente intrisa di storie false spacciate per vere che è molto difficile distinguere le une dalle altre, come si è accorto lo storico britannico Andrew Roberts misurandosi con la sfida di questa monumentale biografia. Ma dove nascono tutte queste fandonie? La sfortuna di Giorgio III è quella di essere stato, tra le altre cose, l’ultimo re d’America, e in quanto tale il nemico giurato di Thomas Jefferson e degli altri padri fondatori americani. In pieno secolo dei lumi, la guerra d’indipendenza americana fu infatti combattuta con ogni mezzo possibile, ivi compresi i pamphlet e le vignette satiriche, i giornali e le dicerie. E Giorgio III non solo ne è uscito sconfitto politicamente, perdendo quelle tredici colonie d’oltreoceano, ma ha anche subìto la peggiore beffa che il destino potesse riservargli: il ritratto impietoso e dissacrante della propaganda rivoluzionaria è diventato Storia, falsificando il ricordo di un sovrano dal notevole coraggio (sopravvissuto a diversi attentati, sempre con britannica compostezza) e dalla viva intelligenza, dimostrata dagli scambi di lettere con i grandi pensatori dell’epoca, come Samuel Johnson (che lo definì «il più raffinato gentiluomo che io abbia mai conosciuto»). A 250 anni dalla dichiarazione di indipendenza del 1776, L’ultimo re d’America è la prima affidabile biografia di Giorgio III, ma è anche una controstoria della nascita degli Stati Uniti d’America, dal punto di vista del più regale dei vinti.
48,00 € 45,60 €

Odissea. Testo greco a fronte

Libro: Libro in brossura
editore: UTET
anno edizione: 2026
pagine: 864
L’Odissea di Omero, fra i più antichi racconti di viaggio della storia dell’umanità, è il poema che narra del «tormentato ritorno» di Odisseo alla sua patria Itaca e alla sua famiglia, come egli stesso lo descrive al re dei Feaci nel IX canto, che l’eroe affronta perché «niente è più dolce per un uomo della sua patria e dei genitori, pur se abita una casa opulenta, ma lontano, in terra straniera, separato da quelli». Eppure l’Odissea è molto più del racconto di un viaggio avventuroso. Con i suoi ventiquattro canti, che narrano le vicende di Odisseo nei dieci anni che seguirono la conquista di Troia, quelle del figlio Telemaco partito alla sua ricerca, la lunga attesa di Penelope, sposa fedele, e infine la riconquista del trono e del palazzo del re, il poema di Omero è certamente una delle più complesse e affascinanti epopee della storia. Nelle parole del poeta Nikolaj Vasil’evič Gogol’, l’Odissea è «decisamente la più perfetta opera di tutti i secoli», e «abbraccia tutto il mondo antico, la vita pubblica e domestica, tutte le sfere di attività degli uomini di allora». Ma è anche e soprattutto una profonda allegoria alla ricerca dei confini dell’uomo, un testo introspettivo e favoloso, popolato da genti fantastiche, dee seduttrici e maghe ammaliatrici, giganti cannibali, sirene e mostri marini. Quello che Omero dipinge con i suoi versi è un mondo insidioso e bellissimo, che oltrepassa persino i confini della vita e della morte, e che, tra incanti, seduzioni e mari mortali, si oppone in tutte le sue forme al ritorno di Odisseo. L’impresa del re di Itaca, che veste di volta in volta i panni del prode guerriero, dell’astuto ingannatore, dell’appassionato amante e del supplice alla corte di altri sovrani, incarna il tentativo dell’uomo di ogni tempo di raggiungere la propria meta, e di ritrovare se stesso e il proprio ruolo di fronte ai mille volti, affascinanti e pericolosi, della realtà.
20,00 € 19,00 €

Fare film è un inferno. Follie, eccessi e disastri che hanno fatto grande il cinema americano

Libro: Libro in brossura
editore: UTET
anno edizione: 2026
pagine: 336
Nel 1994 Kevin Costner sta pianificando con il regista le riprese di Waterworld, distopia ambientata in un mondo sommerso. Decidono di chiedere a Steven Spielberg, che vent’anni prima aveva diretto tra mille difficoltà Lo squalo, qualche dritta su come girare al meglio in mare aperto. Risposta: «Semplice: non girate in mare aperto!». Ma Costner nel 1994 si sente un dio del cinema, e pensa bene di ignorare il monito di Spielberg. Avanti veloce di pochi mesi: ecco Costner in costume di scena, legato all’albero di una nave alla deriva, senza che la troupe possa avvicinarsi per il vento forte. Questo aneddoto basterebbe da solo a dimostrare come Hollywood sia incapace di imparare dai propri errori, probabilmente perché è una gigantesca macchina che spesso funziona per caso. Così tra produttori gangster, attori megalomani, registi paranoici, incidenti e disastri, il dietro le quinte diventa un film a parte – che oscilla di continuo tra melodramma, catastrofico e commedia sgangherata. Eppure, a guardare bene, da queste cronache infernali c’è molto da imparare, e Gabriele Niola lo sa benissimo. In questo libro esilarante e rigoroso racconta l’essenza del cinema americano attraverso le rocambolesche vicende produttive di grandi capolavori e piccoli cult, tra la vecchia Hollywood degli anni trenta e quella dirompente dei settanta, tra i blockbuster anni novanta e il cinema d’autore. Di film in film, scopriremo: quanto è difficile far recitare Marilyn Monroe (ma che gioia quando ci riesci); fino a che punto Biancaneve e i sette nani fosse un’ossessione per Walt Disney; come Francis Ford Coppola impazzì sul set di Apocalypse Now; quanto sono pericolosi 71 leoni veri su un set; com’è possibile che abbiano offerto a David Cronenberg di girare Flashdance e a David Lynch Il ritorno dello Jedi; che cosa ci faceva una lametta appesa nella cabina di montaggio di Titanic con il post-it “Da usare in caso il film faccia schifo”; com’è che Thelma & Louise non si intitola alla fine Tette & Proiettili… Ma soprattutto impareremo l’unica cosa che a Hollywood sanno tutti: Fare film è un inferno.
20,00 € 19,00 €

Terra santa e dannata. Dalla promessa di Abramo alla guerra di Gaza: storia e preistoria della Palestina

Libro: Libro rilegato
editore: UTET
anno edizione: 2026
pagine: 546
A lungo gli archeologi hanno scavato negli antichi siti di Megiddo, Hasor e Gezer, portando alla luce i resti di magnifici palazzi e fortificazioni, credendoli il segno tangibile del biblico regno di Salomone. All’inizio degli anni duemila, il colpo di scena: quelle rovine potrebbero essere almeno di un secolo più tarde, mentre ai tempi di re Salomone persino Gerusalemme non era che poco più di un villaggio. Fu un piccolo terremoto, perché in nessun altro posto al mondo, forse, è così difficile il lavoro dello storico: in quel pezzo di Vicino Oriente stretto tra il Mediterraneo, il fiume Giordano, il Mar Morto e giù giù fino al Mar Rosso, per molti secoli i testi sacri si sono sovrapposti alla Storia, l’hanno condizionata, piegata e a volte forgiata. Allo stesso modo, gli interessi economici si sono fusi e confusi con le istanze culturali, i nazionalismi hanno dettato l’agenda della politica e delle guerre, il fanatismo ha tracciato o cancellato confini, al punto che quelle terre contese hanno avuto molti e diversi nomi: Terrasanta, Regno crociato di Gerusalemme, Eretz Israel, Palestina… Franco Cardini, grande storico medievale ed esperto del Vicino Oriente, conosce quella lunghissima storia e sa che spesso, nel dibattito, ci concentriamo sugli eventi recenti: per spiegare il 7 ottobre o l’invasione di Gaza si risale fino alla guerra dei Sei Giorni, o al conflitto arabo-israeliano del 1948 e alla nascita dello stato di Israele. In pochi si avventurano nelle pieghe del “Grande Gioco” con cui le potenze europee si contesero l’influenza sul Medio Oriente. Raramente ci si spinge oltre il XIX secolo. Eppure, bisogna andare ancora indietro. Molto più indietro. Terra santa e dannata risale fino alla terra promessa di Abramo e alla conquista babilonese, racconta il giogo dei romani e poi l’arrivo degli arabi musulmani, l’impero d’Oriente e il lungo dominio ottomano, per poi continuare appunto con gli eventi sanguinosi più recenti e familiari. Perché per capire questo intricato presente, dobbiamo districare i fili intricatissimi di un passato che non passa.
24,00 € 22,80 €

Ciò che in me sente sta pensando. Sul divenire dei corpi

Libro: Libro in brossura
editore: UTET
anno edizione: 2026
pagine: 176
Gabriella Caramore percorre da molto tempo le strade della ricerca filosofica e spirituale attraverso i suoi libri, la collaborazione a Rai Radio3, e in numerosi interventi pubblici. Questa volta, forse sorprendentemente, mette al centro della sua scrittura il corpo, in tensione con la dimensione della mente: «Certo, il corpo ha a che fare con una fisicità che fa resistenza. E lo spirito con qualcosa di inafferrabile, impalpabile. Ma quanto vi è di spirituale anche nel corpo, e quanto di fisico anche in ciò che per convenzione chiamiamo anima?». È a partire da questo interrogativo, e grazie alle indicazioni che provengono dalla poesia, dalla filosofia, dalle arti – con qualche incursione nella biografia personale – che Caramore dipana la sua riflessione sul corpo, stretto oggi in una morsa tra l’esaltazione superficiale nell’era della sua esibizione globale e costante sui social network e l’accantonamento mortificante del dato umano da parte dell’intelligenza artificiale, che pare sul punto di eliminarlo del tutto. Ma non si tratta di elaborare un lutto sulla fine del corpo, o un’elegia rivolta a un passato di maggiore naturalezza e felicità. Partendo dai cinque sensi classici, Caramore indaga anche altri modi di esperienza – il desiderio, il dolore, la memoria, l’errore, la fine – celebrando la straordinaria capacità del corpo di percepire, godere, soffrire e impastarsi con il mondo e con gli altri corpi. Alternando parole di sapienza a lampi di conoscenza, Caramore ci guida in un percorso affascinante, in cui la presunta antinomia tra corpo e spirito, sensibilità e razionalità, materia e anima, si scioglie nella meravigliosa immagine di Pessoa, che non a caso dà il titolo a questo volume: Ciò che in me sente sta pensando.
18,00 € 17,10 €

Ai nostri innumerevoli perduti baci. Le origini dell'omofobia in Occidente

Libro: Libro in brossura
editore: UTET
anno edizione: 2026
pagine: 304
Nell’Iliade il rapporto tra Achille e Patroclo è notoriamente ambiguo: tra i due cugini si stringe un’amicizia che sembra troppo intensa per non nascondere qualcosa di più. Qualche secolo dopo, nei Mirmidoni di Eschilo, i due sono esplicitamente ritratti come amanti e, quando il fantasma di Patroclo appare a uno sgomento Achille, lo rimprovera di non aver portato rispetto «ai nostri innumerevoli perduti baci». D’altra parte è risaputo che l’educazione giovanile (la paideia) poteva prevedere un’unione erotica tra giovane discepolo e saggio maestro, senza che nessuno ad Atene trovasse sconveniente. E allora: com’è possibile che ciò che veniva visto come amore o persino educazione affettiva divenne per il mondo cristiano un peccato mortale? Harry Tanner è un giovane professore, studioso del mondo antico, che da ragazzo è stato dolorosamente sottoposto alle terapie di conversione all’eterosessualità diffuse negli ambienti cristiani più tradizionalisti. Decide così di usare i suoi strumenti da ricercatore per risalire alle origini profonde dell’omofobia occidentale. Scava tra le fonti letterarie e storiche, tra i poemi e i frammenti, tra le leggi di Sparta (le prime a punire l’omosessualità) e quelle dell’antica Roma, tra le pagine del Vecchio Testamento (dove ci sono tracce nascoste di un amore tra Davide e Gionata), nella vita di Alessandro Magno e tra le pieghe della filosofia di Platone, nelle arringhe di Cicerone e nel pensiero stoicamente omofobico di San Paolo. E più ricerca, più quello che sembrava un cammino lineare di progresso si fa labirinto: il mondo antico nei secoli ha alternato momenti in cui l’amore queer era perfettamente lecito ad altri in cui invece veniva stigmatizzato e punito. Eppure c’è un pattern, perché questa alternanza coincide con l’avvicendarsi di abbondanza e carestia, pace e guerra, tranquillità e crisi. E se fosse lì, la chiave? Ai nostri innumerevoli perduti baci è il paziente disvelamento di un enigma storico e culturale, uno scavo affascinante nel passato che affiora tra le ombre del nostro presente.
25,00 € 23,75 €

Cadere sette volte, rialzarsi otto. Il Giappone e il giapponese per autodidatti

Libro: Libro in brossura
editore: UTET
anno edizione: 2026
pagine: 256
Flavio Parisi è capitato a Tokyo quasi per caso: l’ha scelta d’istinto come meta di vacanza dopo i mesi a rovistare tra le carte di un archivio friulano, per la tesi in indologia. In Giappone ha trovato una cultura che mescola antico e moderno, tra panorami struggenti e notti al neon, ma soprattutto una lingua viva e per lui sostanzialmente ignota. Sapeva infatti tre frasi in croce di giapponese, ma si è subito intestardito a impararlo da autodidatta, attaccando bottone con gli avventori un po’ alticci delle izakaya e con gli anziani che popolano i sentō, i bagni pubblici dove si va per riscaldare le ossa prima di coricarsi sui futon in case di legno piene di spifferi. Nel giro di qualche mese ha imparato i primi rudimenti, si è iscritto a un corso di calligrafia e soprattutto ha deciso di fermarsi a vivere lì, grazie a uno stipendio da insegnante di dizione per cantanti lirici – con cui parlava per lo più italiano. Ma alla fine il giapponese l’ha imparato, anche perché le persone che incontrava erano tutte incuriosite da questo giovane friulano che voleva a tutti i costi entrare nella loro splendida e difficilissima lingua. Vent’anni dopo, Parisi ha deciso di restituire il favore, insegnando un po’ di giapponese a tutti noi. Ma non solo: sfrutta le espressioni idiomatiche, gli alfabeti sillabici e gli ideogrammi, il linguaggio non verbale, le poche regole e le infinite eccezioni, per farci entrare nella filosofia e nella cultura di uno dei paesi più affascinanti al mondo. Scopriremo i vari gradi con cui ci si può inchinare e il complicato galateo per non provocare meiwaku (“fastidio”, ma è un eufemismo); ci aiuterà a ordinare al ristorante e a orientarci nelle labirintiche stazioni, ma anche a capire il modo in cui si esprimono (o non si esprimono) le emozioni in pubblico; ci racconterà del rapporto controverso che i giapponesi hanno con la natura e dell’ossessione che hanno per gli hobby altrui, e propri. Alla fine di questo libro forse non saprete parlare giapponese, ma saprete parlare con i giapponesi nel vostro prossimo, inevitabile, viaggio a Tokyo.
15,00 € 14,25 €

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