Libro: Libro in brossura
anno edizione: 2026
pagine: 624
Fedele d’Amico e Massimo Mila si conobbero quando erano poco più che ventenni, nel 1933, e la loro amicizia non si interruppe mai. A dirci le cose chiare raccoglie per la prima volta le oltre duecento lettere che i due maggiori critici musicali del Novecento italiano si scambiarono in cinquant’anni, in un rapporto impostato su un implicito ma categorico divieto: nessuna ipocrisia, mai complimenti di maniera. Da una parte c’è d’Amico, impetuoso e polemico, animato da un’«arrabbiata volontà di sintesi», che aspira a cogliere di ogni opera il mondo da cui questa nasce, l’impronta del suo tempo. Dall’altra Mila, più pacato e mediatore, che nei lavori musicali cerca innanzitutto la traccia di una personalità, la libera espressione dell’autore. Attorno a loro si muove tutta la scena musicale del secolo: i Festival di Venezia e della SIMC, i Maggi musicali fiorentini, le prime esecuzioni di Stravinskij, Schönberg, Prokof’ev, Britten, Dallapiccola e Petrassi. Mila e d’Amico discutono – anche aspramente – di romanticismo, di uno Chopin virile per l’uno e malato per l’altro, di Verdi e Puccini, di Brahms e Casella, di tonalità e atonalità, di serialismo e Adorno. Sullo sfondo trapelano vicende storiche epocali, attraversate da entrambi senza tentennamenti: la prigionia di Mila antifascista, la scarcerazione inattesa da Regina Coeli grazie al fratello avvocato di d’Amico e la prima sera da uomo libero passata a casa di Suso e Fedele; la lotta clandestina di quest’ultimo e il lungo ricovero in un sanatorio svizzero; poi le battaglie per rinnovare le istituzioni culturali dell’Italia repubblicana e per la diffusione dell’educazione musicale; e infine la famiglia, la montagna, la Roma e il Grande Torino. Questa raccolta restituisce per intero uno dei carteggi più intensi che il secolo scorso ci abbia lasciato. La curatela di Alberto Bosco lo intreccia con il «carteggio pubblico» dei saggi e degli articoli, dove più di una lettera trova la sua risposta, svelando il retroscena di tante celebri polemiche. Ne emerge il ritratto di due «uomini interi», due voci in cui arte e vita, acume critico e umorismo si alimentano a vicenda in uno scambio che celebra a ogni sua piega, oltre alla musica, anche quell’altro valore umano eterno che è l’amicizia.