Il tuo browser non supporta JavaScript!
Vai al contenuto della pagina

Einaudi: Piccola biblioteca Einaudi. Big

Tutte le nostre collane

Introduzione al disegno industriale. Linguaggio e storia della produzione in serie

Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 124
«La prima redazione di questo libro risale al 1963, e da allora molte cose sono cambiate nei processi produttivi, prima fra tutte la comparsa dei sistemi Cad (computer-aided design) in tutti i settori ideativi, dall'architettura alla grafica: il disegno non piú fatto con riga e squadra, bensí attraverso una progettazione digitale che permette non solo di rappresentare l'oggetto, ma di ruotarlo nello spazio, simularne l'effetto finale e sperimentare materiali, texture e illuminazioni. Questo cambio di strumenti ha comportato una mutazione nei linguaggi e negli stili: pensiamo alla diffusione delle forme bombate nelle scocche di auto ed elettrodomestici, favorita dalla facilità con cui il computer ne consente la modellazione. A questo si aggiunga, in anni piú recenti, la comparsa delle stampanti 3D, che hanno reso la prototipazione molto piú agile e rapida. Il digitale ha reso i diversi passaggi piú precisi, veloci ed efficienti, e il salto quantitativo si è ben presto tradotto in un diverso tipo di risultato. Insomma, il grande mutamento che ci separa dalle parole di Dorfles è stato l'introduzione del computer non solo nella fase industriale, nello stampaggio, ma nel momento dell'ideazione [...]. Eppure, la lezione di Dorfles resta uno di quei testi da cui non si può prescindere. Il merito è anzitutto nel talento analitico dell'autore, capace di isolare quei pochi concetti davvero "da sapere" e che restano validi, ancora oggi, per chiunque voglia misurarsi, in teoria o in pratica, con la progettazione su grande scala. C'è difatti una domanda che accompagna il lettore lungo tutto il libro: a quali condizioni possiamo dire che qualcosa appartiene al regno del disegno industriale? Domanda essenzialista e quanto mai stringente in un mondo in cui tutto sembrerebbe ormai ideato e realizzato industrialmente». (Riccardo Falcinelli)
21,00 € 19,95 €

Mondi che cadono a pezzi. Versioni di Philip K. Dick

Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 176
La fantascienza è creatrice di mondi, ma quelli immaginati da Philip K. Dick hanno una caratteristica singolare: si sgretolano con estrema rapidità. Ciò vale tanto per il mondo reale quanto per i mondi artificiali. Del resto, è ancora possibile distinguerli con certezza? Che cosa ci garantisce di non muoverci già all'interno di mondi falsi, artificiali quanto un parco di divertimenti - magari con biglietto d'ingresso? E se questi mondi sono costruiti integralmente a tavolino, chi ne controlla le apparenze? A chi appartengono? Con quale scopo vengono prodotti? Bombardandoci di realtà artificiali, non si tenta forse di sottrarci il mondo - e il nostro rapporto con esso? E, se cosí fosse, come opporsi a queste imprese di spoliazione? Mondi che cadono a pezzi fa collidere Dick con Deleuze, Foucault, William James, ma anche D. H. Lawrence e J. G. Ballard, David Lynch e Robert Rauschenberg, Ludwig Binswanger e Gregory Bateson, in un libro in cui filosofia e fantascienza «si incontrano, si scontrano e si alterano, arricchendosi a vicenda» («La Nación»). La filosofia nasce con una domanda sul mondo. Eppure, in un momento in cui il principio di realtà sembra collassare su se stesso, trascinandosi dietro a ruota i principî sommi della ragion filosofica (identità, causalità, non-contraddizione), quell'idea di mondo inizia a vacillare. È in questo momento di crisi che il pensiero deve cercare nuovi strumenti di indagine, nuove prospettive teoriche. David Lapoujade trova nell'opera di Philip K. Dick un prisma attraverso cui diventa possibile ripensare l'impensabile, una costellazione che mette alla prova i consueti criteri di verità. Per Lapoujade, come per Dick, la fantascienza non è tanto prefigurazione di un futuro, ma soprattutto indagine sulle possibilità deliranti che infestano il presente. Al centro dell'indagine che Lapoujade conduce attraverso una variegata e fitta lettura dei romanzi di Dick vi è dunque il problema fondamentale della filosofia: che cos'è la realtà? Ma il fatto stesso che questa domanda si imponga significa, secondo Lapoujade, contestare l'ordine simbolico apparentemente incontestabile del realismo neoliberista: scovare il modo attraverso cui i diversi mondi interferiscono tra loro.
20,00 € 19,00 €

Storia sociale della filosofia analitica. L'irresistibile ascesa di un pensiero impolitico

Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 386
La filosofia analitica tende a considerarsi impegnata solo in questioni eterne; un'impresa intellettuale sottratta al divenire storico che vuole affrontare i propri interrogativi da una prospettiva assoluta. Christoph Schuringa ci mostra, attraverso gli strumenti della critica dell'ideologia, che forse le cose non sono sempre state cosí. Le origini della filosofia analitica risiedono infatti in una serie di movimenti plasmati da specifiche forze sociali, ed è solo dopo gli anni del maccartismo che è stata svuotata del suo potenziale politico, per diventare uno dei mezzi culturali di cui si è servito il liberalismo per imporre la propria egemonia. «Questo libro è un saggio di storia sociale della filosofia. Ha lo scopo di gettare luce su idee, argomentazioni, dibattiti e istituzioni filosofiche, anziché limitarsi a considerarli come il risultato di un'attività che si presume comprensibile a prescindere dai suoi prodotti. Tentare di capire a cosa mirino i filosofi senza sforzarsi di comprendere ciò che sostengono - e di coglierne la forza -, renderebbe la loro attività del tutto inintelligibile. L'approccio qui adottato si distingue dunque da quello della sociologia della conoscenza, perlomeno se questa viene intesa, come spesso è avvenuto, quale studio della "produzione" del sapere in termini "naturalistici". Il mio approccio non mette il "sapere" tra virgolette, come tali discipline si sentono spesso in dovere di fare, trattando ogni pretesa di conoscenza come puramente ipotetica. Lungi, dunque, dal cercare di "dissolvere" la filosofia attraverso i fattori sociali, ciò a cui questo lavoro tenta di contribuire è una sua spiegazione sociale. Gran parte del libro si colloca esplicitamente nel solco della critica dell'ideologia di matrice marxista. A questa tradizione è stata spesso rivolta l'accusa di attribuire un potere esplicativo sproporzionato all'ideologia, e alle condizioni materiali da cui essa sarebbe prodotta. E questo può anche essere vero, laddove la critica dell'ideologia assume la forma piuttosto rozza di chi cerca di far corrispondere le idee a schemi predefiniti (per esempio, ricondurre le oscillazioni tra idealismo e realismo nella storia della filosofia a modelli monolitici di interessi di classe). Nessuno, però, è un mero portavoce di interessi di classe - nemmeno i filosofi. Una critica dell'ideologia meno rozza riconosce invece che nessuno è esente dal lasciare che gli interessi di classe parlino attraverso di lui, in ciò che fa e che dice. Una volta compreso questo, la critica dell'ideologia si rivela piú potente, e non meno, di quanto si immagini». (Christoph Schuringa)
27,00 € 25,65 €

Il cinema era tutto. Scrittori italiani davanti al grande schermo

Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 640
Gli scrittori sono anche spettatori che scrivono: da Pirandello a Soldati, da Pasolini a Calvino passando per Ortese, Bassani e Morante, e arrivando a Piccolo, Starnone e Mari, Emiliano Morreale ci accompagna in un affascinante viaggio nell'ossessione cinematografica che attraversa la letteratura italiana. Il cinema era tutto è la prima, esaustiva e organica ricognizione del rapporto tra la letteratura italiana e le immagini cinematografiche. Non gli adattamenti di testi letterari e nemmeno l'apporto degli scrittori all'industria cinematografica come sceneggiatori, ma il cinema nei romanzi e nei racconti, nelle poesie, nelle memorie e nelle riflessioni dei nostri maggiori scrittori; il ruolo che ha avuto nella formazione degli universi narrativi, dello sguardo, dello stile. Insomma, il racconto di un'epoca e di un mondo per cui, come diceva Sciascia, «il cinema era tutto». Il cinema come parte fondamentale dell'immaginario letterario italiano non è mai stato raccontato nella sua interezza. È una lunga storia, non sempre lineare, immersa nella accidentata modernità italiana; dove la letteratura è colta nel suo dialogo costante con quello che le sta accanto: una serie di forme dell'esperienza quotidiana, un'arte, uno spettacolo, un'industria, un mondo fantastico. Il cinema è stato sin dalle sue origini riflesso dalle pagine dei libri, trasmutato nei racconti, a tratti mimato o sfidato, oppure inseguito nella continua impresa di afferrare, con la parola, l'immagine: gli spettatori viziosi o in estasi di Pasolini e Gadda, i produttori truffaldini di Soldati e Morante, gli attori presi dalla strada di Moravia, i film e i divi che ossessionano Goliarda Sapienza o Ortese, il sarcasmo di Flaiano e Arbasino e le struggenti memorie di Calvino, Sciascia e Zanzotto. Una storia che Emiliano Morreale articola in sei momenti chiave. Lo shock del primo Novecento, quando il cinema irrompe nella realtà, con il suo portato di disturbante meccanica moderna. Gli anni Trenta della grande Hollywood, di un immaginario che assume rilevanza globale, fatto di conflitti morali ben definiti, di sogno e di glamour. Il neorealismo, e il confronto con un cinema adulto e prossimo. Il boom, la società dei consumi, l'affermarsi della «prima generazione » di giovani e l'arrivo delle sale d'essai. Poi gli anni Settanta e Ottanta, la fine dell'innocenza e il momento della riflessione nostalgica. E infine il presente, in cui il cinema diventa fantasma, dimenticato o degradato, con connotazioni agrodolci o sinistre, ritornando cosí allo shock delle origini. Ma allo stupore per le prime ombre sullo schermo si è ormai sostituito il timore per l'apparire di immagini perturbanti, che sembrano oscuramente rivelare qualcosa di noi stessi.
32,00 € 30,40 €

Teorie del design in Italia. 1954-1989

Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 592
Questa antologia è senza equivalenti. Ripercorre i dibattiti che hanno segnato l'età dell'oro del design italiano, dal boom economico alla crisi di fine anni Ottanta. E dà voce ai suoi protagonisti: non solo designer celebri, come Gio Ponti, Bruno Munari, Enzo Mari, Ettore Sottsass, Andrea Branzi, Tomás Maldonado, Gae Aulenti o Paola Navone, ma anche storici dell'arte e dell'architettura come Giulio Carlo Argan e Manfredo Tafuri, critici e curatori come Germano Celant e Lara-Vinca Masini, filosofi e semiologi come Antonio Banfi, Enzo Paci e Umberto Eco, scrittori come Pier Paolo Pasolini e Franco Fortini. Attraverso il prisma del design, questa comunità composita si confronta con le grandi trasformazioni sociali legate all'industrializzazione del paese, all'avvento delle tecnologie, alle nuove forme di consumo e comunicazione, alle questioni ambientali. I punti di vista divergono ma unica è la domanda: che forma dare alle cose che compongono il mondo, «dal cucchiaio alla città»? Teorie del design in Italia è una risorsa indispensabile non solo per gli appassionati di arte, design e Made in Italy, ma per chi vuole comprendere il ruolo della cultura materiale nel Novecento italiano. «L'idea che ispira il nostro volume è che la singolarità del Made in Italy risieda nella combinazione specifica di pensiero ed esperienza progettuale, una sintesi in cui convivono a pari titolo le parole e le cose. All'ineguagliata ricchezza di artefatti che ha contraddistinto la produzione materiale italiana lungo tutto il XX secolo si affianca una produzione verbale altrettanto straordinaria: dichiarazioni di poetica, manifesti di gruppi e movimenti, riviste, dibattiti, scambi epistolari, interviste, recensioni, testi per cataloghi, tavole rotonde, convegni. Discorsi sul design e per il design spesso dotati di un'attitudine riflessiva, di un rigore e di una lucidità non inferiori a quelli di chi fa teoria per professione».
32,00 € 30,40 €

Il seminario. Libro IV. La relazione oggettuale 1956-1957

Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 464
Testo stabilito da Jacques-Alain Miller. In psicoanalisi la relazione oggettuale indica il modo di relazione del soggetto con il mondo. Ma il mondo del soggetto non è la realtà grezza bensí la realtà filtrata dal fantasma. Fantasma che si costruisce nell'interrelazione tra il soggetto e i suoi oggetti pulsionali, ma anche nella relazione con quelle persone che hanno per il soggetto un ruolo fondamentale: in primis la madre. Per questo motivo la madre è un personaggio chiave del Seminario IV. In questo seminario Lacan critica la posizione dei postfreudiani. Sappiamo infatti che, sebbene Freud la citi, la relazione oggettuale non fa parte del suo apparato concettuale. Che cosa critica Lacan? Critica il fatto di porre come centrale l'oggetto oppure la relazione con la madre. Sia perché l'oggetto è la cosa piú variabile nella pulsione sia perché la madre, nel suo legame con il bambino, si presenta già in rapporto con una mancanza che è costitutiva del suo essere donna. Lacan insegna quindi che non è l'oggetto ma la sua mancanza, elaborata nelle sue diverse modalità - castrazione, frustrazione, privazione - e secondo i diversi registri - immaginario, simbolico, reale - a essere fondamentale per ogni soggetto che viene al mondo. Questo seminario sulla relazione oggettuale è dunque, in realtà, un seminario sulla relazione che il soggetto ha con la mancanza di oggetto. Rispetto alla madre, il bambino rappresenta una soluzione alla sua mancanza. Soluzione in difetto, poiché il bambino non può colmare tale mancanza, ovvero, in termini freudiani, malgrado l'equivalenza bambino-fallo, il bambino rimane un sostituto insufficiente. È a partire da questa equivalenza che Lacan sviluppa la teoria della perversione e dell'oggetto feticcio, in cui il bambino si identifica immaginariamente con il fallo materno. La relazione madre-bambino non è quindi una relazione duale: è una relazione triadica che vede come protagonisti, oltre alla madre e al bambino, il fallo freudiano. A essi viene ad aggiungersi la funzione paterna, come quel quarto elemento che li lega in una relazione simbolica. È per supplire a una carenza a livello dell'altro paterno che interviene l'oggetto fobico, il cui valore significante è messo in luce nel caso del piccolo Hans.
30,00 € 28,50 €

Il quotidiano è politico. L'attivismo individuale oggi

Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 192
Dalla fine del secolo scorso, la politica tradizionale si è rivelata incapace di rispondere a nuove sfide, da quelle della crisi ambientale ai ruoli di genere, alle crescenti disuguaglianze. Di fronte a tale fallimento, molti hanno iniziato a sentirsi responsabili in prima persona, cercando di cambiare il proprio comportamento privato. Questa moralizzazione dell'ordinario sembra moltiplicarsi in mille rivoli, come se la quotidianità oggi fosse più carica di valore di una volta. Molte potrebbero essere le obiezioni a tali comportamenti, a partire dalla loro fatale irrilevanza. Eppure l'impegno morale ci caratterizza come esseri umani. E poi, quale sarebbe l'alternativa, il cinismo e l'indifferenza? Il saggio analizza i fondamenti filosofici, politici e morali alla base delle più diffuse forme di impegno individuale (animalismo, altruismo efficace, attivismo linguistico, consumo critico ed ecologia) dal punto di vista della vita quotidiana delle persone. Due gli aspetti fondamentali: l'idea che la condizione collettiva dipenda dal contributo del singolo, e il bisogno degli individui di essere attori del cambiamento. Tra l'ansia di partecipare e lo scarso impatto di ciascuno, l'attivismo del quotidiano manifesta un bisogno di controllo delle più ordinarie dimensioni delle nostre vite, senza che risulti chiaro se con esso promuoviamo anche politicamente queste cause o se stiamo solo cercando di salvare la nostra coscienza individuale. Intrecciando filosofia morale e sociologia dei consumi, ecologia e filosofia politica, linguistica ed etica animale, Il quotidiano è politico intende fornire una guida per i perplessi di fronte alle sfide morali delle nostre vite, in tutti quegli ambiti in cui il comportamento privato ha un impatto sulla dimensione collettiva.
22,00 € 20,90 €

Pensieri 1914-1951

Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 192
Questo libro è la nuova edizione italiana del testo conosciuto in tedesco come Vermischte Bemerkungen, in inglese come Culture and Value e in italiano come Pensieri diversi. Il libro si basa sulla seconda edizione rivista del 1998, la quale contiene nuovi materiali, indica in dettaglio i manoscritti da cui provengono le varie annotazioni, dà conto delle varianti presenti nei manoscritti originali, integra alcune annotazioni per renderne piú chiaro e riconoscibile il contesto. All'origine di questo testo, che ora si presenta al lettore italiano con un titolo quasi pascaliano, sta la volontà, condivisa dagli esecutori letterari di Wittgenstein, di mettere a disposizione di tutti i lettori, non solo della cerchia degli studenti e studiosi di filosofia, almeno una parte di quelle molte annotazioni, sparse nei vari manoscritti, in cui Wittgenstein si esprime su argomenti relativi, tra l'altro, all'arte, alla religione, alla musica, alla letteratura, all'architettura, al suo e nostro tempo, a quella che egli chiama l'«età della scienza e della tecnica», allo stile filosofico e al rapporto tra vita e filosofia. Da un certo punto di vista, abbiamo qui a che fare con un Wittgenstein in parte diverso da quello pubblico che insegnava nelle stanze del Trinity College a Cambridge o che cercava, tra molte frustrazioni e pochi momenti di eccitazione, di comporre un libro di filosofia degno di essere dato alle stampe. Tuttavia, come il lettore facilmente capirà, questo Wittgenstein privato è quasi ossessivamente impegnato, sia che scriva su Shakespeare, sull'esperanto o su Brahms, in quell'«opera di chiarificazione» che è per lui il carattere distintivo della filosofia, ma anche di una vita eticamente buona.
21,00 € 19,95 €

Che cos'è la salute mentale? Genealogie e prospettive critiche

Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 360
"Che cos'è la salute mentale?" riformula la domanda provocatoria che Franco Basaglia poneva quasi sessant'anni fa in un celebre libro a proposito della psichiatria attraverso un approfondimento genealogico e le prospettive critiche necessarie per analizzare i problemi del presente: la medicalizzazione pervasiva della sofferenza e l'inflazione delle categorie diagnostiche, la psichiatria concepita come neuroscienza applicata che sottovaluta i determinanti sociali di salute, la relazione terapeutica ristretta in protocolli e linee guida, la sopravvivenza delle istituzioni totali e il controllo esercitato da quelle comunitarie sulle marginalità devianti, il divario di risorse nei vari paesi del mondo e le ipocrisie dei modelli di salute mentale globale, la persistenza di stigma e pregiudizi e i trattamenti che calpestano i diritti delle persone e ignorano le loro esperienze di malattia, l'impoverimento umano e culturale dei luoghi dell'assistenza e la deriva aziendalista delle organizzazioni sanitarie nella stagione del neoliberalismo. A cura di Mario Colucci, e frutto dei contributi di diversi studiosi nel campo della salute mentale, questo volume si propone di stimolare la riflessione critica e l'invenzione collettiva di nuove pratiche di cura e di emancipazione sociale.
25,00 € 23,75 €

Postmodernismo. Ovvero la logica culturale del tardo capitalismo

Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 608
Il postmodernismo è finito, è l'etichetta appiccicata a una stagione ormai conclusa e riposta su uno scaffale accanto a tanti altri «ismi» del Novecento? Oppure ci muoviamo ancora nella sua ombra e piú pensiamo di averlo superato piú sprofondiamo in esso? Dominante culturale di un'epoca che possiamo guardare da fuori e storicizzare, o labirinto di specchi da cui non siamo piú in grado di uscire? Forse il postmodernismo è entrambe le cose e una terza ancora (e una quarta, una quinta...): scherzi della dialettica. Quel che è certo è che per capirci qualcosa dobbiamo tornare al testo fondamentale sul tema, quel "Postmodernismo ovvero La logica culturale del tardo capitalismo" di Fredric Jameson che fin dalla sua comparsa nel 1991 si è imposto in maniera quasi autoevidente come ultimo grande classico del pensiero teorico del XX secolo. Trionfo e campana a morto dell'idea di «un sistema» che riesce a farsi immagine del mondo, Jameson piú di trent'anni fa ha scritto un libro che parla al presente: che parla di totalità, prima che il digitale la ricreasse attraverso la rete; di sublime tecnologico, prima di Big Data e Ai; di capitalismo e produzione culturale, prima che... be', guardatevi attorno. La presente edizione è arricchita da una nuova prefazione di Daniele Giglioli.
30,00 € 28,50 €

Disagio ambientale. Dai traumi della guerra all’ecoansia

Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 240
Il lettore è cosí invitato a intraprendere un percorso in diversi paesaggi del disagio: la Grande Guerra, il Secondo conflitto mondiale, le invasioni territoriali e la lotta per lo spazio, la deprivazione sensoriale durante la guerra fredda, la bomba atomica e la contaminazione dell'ambiente in tempo di pace, l'Antropocene e l'ecoansia. Un malessere che non viene affrontato sfogliando pagine di testo di quella o quell'altra teoria, bensí entrando nel mondo e muovendosi al suo interno. Collocandosi nel teatro degli eventi. E restituendo la consapevolezza dell'importanza dell'ambiente per comprendere e prendersi cura delle tante forme di disagio che affliggono gli esseri umani. «Disagio» è una parola-valigia al cui interno vengono raccolti alla rinfusa piccoli e grandi patimenti. Nel libro, l'autore ricorre a questo termine per indicare la sofferenza umana generata dalle aggressioni, invasioni, contaminazioni, violazioni che vengono agite per il tramite dell'ambiente e nell'ambiente. Non piú considerato lo sfondo della vita ma un protagonista. E spesso sono le esperienze catastrofiche di rottura e dislocazione forzata a rendere evidente quanto i luoghi siano depositi di appartenenza e significato.
22,00 € 20,90 €

Micenei e Ittiti. Due imperi a confronto

Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2025
pagine: 368
Durante la seconda metà del II millennio a.C. due grandi realtà politicamente e geograficamente distinte segnarono la storia della Grecia, dell’Egeo e dell’Anatolia: l’Impero miceneo e l’Impero ittita. Micenei e Ittiti fanno parte della vasta gamma dei popoli indo-europei. I Micenei occuparono il Sud della penisola balcanica alla fine del III millennio a.C. Nel XVII secolo a.C., a contatto con la brillante civiltà minoica, ne impararono le arti e la scrittura prima di imporsi ai loro maestri e di conquistare l’isola di Creta nel 1450 a.C. Gli Ittiti, approdati in Anatolia a loro volta nel III millennio a.C., ebbero con le comunità hattiche locali un rapporto di forte interazione che può essere paragonato a quello riscontrabile fra la cultura minoica e quella micenea. Per la prima volta un volume propone un’analisi delle due società, quella micenea e quella ittita, dal momento della nascita dei due stati a quello che vide i due imperi confrontarsi per il controllo di alcune città anatoliche, tra cui Mileto e probabilmente Troia, per arrivare alla crisi che, alla fine del XIII secolo a.C., portò alla loro dissoluzione.
27,00 € 25,65 €

Inserire il codice per il download.

Inserire il codice per attivare il servizio.