Libro: Libro in brossura
anno edizione: 2026
pagine: 324
Roma, una casa, quattro donne ad abitarla nell'arco di quasi due millenni. La prima è Drusilla, che nel II secolo dopo Cristo nasce in una famiglia patrizia, e fin da bambina sente stringerle addosso i limiti che la società le impone: ornamenti e vestiti non le interessano affatto, desidera giocare e correre insieme agli amici maschi. Quando si troverà a dover badare a sé stessa, deciderà di intraprendere un durissimo allenamento per fortificare il suo corpo e temprare lo spirito: sarà una gladiatrice! Se Drusilla si affida al corpo per ottenere riscatto, Ciancia, che vive nella Roma del XIV secolo, è invece attratta dal cielo e dai suoi misteri, dalla musica delle stelle e dai moti dei pianeti. Ad animarla è un desiderio di conoscenza che, in tempi bui e oppressivi, la porterà alla condanna per stregoneria. Cinquecento anni dopo incontriamo Anna, figlia del boia del papa. Dal padre tracotante e violento non ha preso nulla: Anna ama scolpire e si cimenta con qualunque oggetto, persino i gusci di noce. Quando in città iniziano a soffiare venti di libertà, la ragazza prende le armi contro il papa, per affermare sé stessa e difendere la Repubblica. E infine c'è Miriam, di famiglia ebrea. Ha tredici anni quando entrano in vigore le leggi razziali. La guerra le porta via tutti quelli che ama, ma dentro di lei c'è una fiamma di rabbia e nostalgia che negli anni non smette di ardere. Finché nel 1960, nella Roma delle Olimpiadi e della Dolce vita, Miriam rinuncerà a un matrimonio e alla sicurezza borghese in cui si è rifugiata per riconquistare la propria identità. Ad accomunare queste donne straordinarie, che Stefania Aphel Barzini mette in scena in un perfetto equilibrio tra ricostruzione storica e caratterizzazione psicologica, sono l'anticonformismo, la determinazione a scegliere per sé stesse, il coraggio di vedere oltre i limiti imposti dalla società. È la fiducia che ciascuna di loro ripone nell'alleanza femminile, la capacità di creare comunità in cui trovare sostegno. E infine una casa, rifugio sicuro, scrigno identitario, nido da cui spiccare il volo.