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Sellerio Editore Palermo: La memoria

Tutte le nostre collane

La linea zero

Libro: Libro in brossura
anno edizione: 2026
pagine: 384
Il polacco Twardoch scrive con questo libro il romanzo della guerra in Ucraina, dopo essersi recato più volte sulla linea del fronte, visitando i luoghi, esplorando psicologie di soldati, gente comune e strateghi. Un romanzo abissale come una seduta di psicoterapia, preciso come un documentario. Pantegana e Cavallo (sono i loro pseudonimi da combattimento) sono intrappolati dalla «parte sbagliata del fiume Dnipro». Pantegana è un uomo rozzo e pusillanime, che punta solo a diventare «un trecentesimo» (così si chiamano i feriti ricoverati, distinti dai «duecentesimi», i morti). Cavallo è invece un volontario della Legione Internazionale, un colto cittadino polacco. Cavallo inizia a raccontare, o meglio: lo spinge a raccontare il Narratore rivolgendosi a lui con il «tu». I ricordi «dell’altro mondo» (cioè prima della guerra) sono una premessa significativa alla «melma della storia in cui un essere umano non conta nulla»: il nonno fu soldato nell’upa, l’Esercito insurrezionale ucraino, armata collaborazionista dei nazisti, colpevole di massacri, che poi combatté tedeschi e sovietici; la nonna era una profuga tedesca e il podere in Slesia dove entrambi avevano vissuto era appartenuto prima a un tedesco; la madre figlia di polacchi massacrati da ucraini; il padre diceva invece con piccata insistenza di essere un polacco europeo. E Cavallo? Cavallo era un pilota di droni che uccideva nemici senza vederli e adesso è voluto venire nella «fanteria di carne», in prima linea, nella linea zero, spinto nel profondo dal desiderio di scavare in se stesso per mezzo delle esperienze degli altri, delle loro storie e pensieri. E sono questi incontri che scorrono mentre la tecnologia delle armi trasforma il combattimento fisico in attesa eterna e le vittime in sagome e punti luminosi: e i rari incontri faccia a faccia col nemico servono solo a mostrare il pervertimento dei sentimenti. Mirtillo, Sciacallo, Sciabola, Scimmia, la sua donna Zuja, Variago, Göring, Ariano, Veles, Leopardo, i vivi e i morti: «nell’esercito ucraino erano rappresentati tutti, e questo spaccato sociale faceva sì che le forze armate pullulassero dei tipi più svariati, comuni e fuori del comune». E perché Cavallo sia finito lì è qualcosa che riguarda più di ogni altra la condizione umana e la sua oscurità. La linea zero è un romanzo crudamente epico ed esistenziale, sull’impatto della guerra nell’animo; il romanzo della complessità umana alla luce della condizione di guerra che le imprime il suo tenebroso rilievo.
16,00 € 15,20 €

La rosa inversa

Libro: Libro in brossura
anno edizione: 2026
pagine: 234
In un vecchio palazzo nobiliare di Calacte, città della Sicilia Orientale, all’inizio del Novecento un uomo scopre una stanza segreta. Qui trova custoditi i classici dell’Illuminismo, le opere dei «malpensanti del secolo ateo e libertino» come Voltaire, Diderot, Montesquieu e d’Alembert, accanto a simboli e insegne della massoneria. Ad attrarre la sua attenzione è un manoscritto, La Rosa Inversa, racconto autobiografico del barone Ruggero Henares, l’antico proprietario del palazzo. La sua è una storia incredibile rimasta a lungo nascosta. Nato nel 1743, educato nel Collegio dei Gesuiti, Henares diventa amico di Giuseppe Balsamo, futuro alchimista ed esoterista col nome di Cagliostro; insieme verranno banditi per ordine del rigido padre Crisafulli, e sarà Henares, quando nel 1767 viene disposta l’espulsione dei Gesuiti dalla Sicilia, a esiliare l’odiato Crisafulli innescando la miccia della rivalsa. Sta per avere inizio un’epoca radicale e libertaria, turbamento di religiosi, conservatori e reazionari; Ruggero fonda la loggia La Rosa Inversa, dove si discute di uguaglianza e libertà, la sua sorte si lega a quella di Amalia, artista e amante libertina, con cui condivide letture e desideri. Nel nucleo di questo vortice di gesta, avventure ed eventi, Maria Attanasio insedia un dispositivo di pensiero storico e filosofico che scruta nel passato e ragiona sul presente, sulla duratura guerra tra rinnovatori e nostalgici, esclusi e privilegiati, pragmatici e sognatori. «Tra i pochi che hanno seguito l’esempio di Sciascia, di narrazioni di storie vere che si fanno romanzo quasi di per sé, per la loro intensità ed esemplarità» come ha scritto di lei Goffredo Fofi, Attanasio ha il gusto per la ricerca erudita e divertita, la sensibilità inventiva, uno sguardo pungente e beffardo; in questo romanzo che percorre il Sette-cento in Sicilia e non solo, l’immaginaria Calacte, nella realtà Caltagirone, diviene uno spazio di creazione letteraria e poetica, teatro di personaggi reali e di finzione: donne e uomini con le loro passioni e intelligenze, figure che emozionano mentre si ribellano alla loro epoca in una sfida che guarda al futuro.
17,00 € 16,15 €

L'idiota di famiglia

Libro: Libro in brossura
anno edizione: 2026
pagine: 528
Igor ha da poco oltrepassato la soglia dei quarant’anni, vive a Roma con la fidanzata Marta e un gatto, e si guadagna da vivere con le parole. È un traduttore, passa le sue giornate chino sulla scrivania traducendo operette perlopiù trascurabili quando non proprio impresentabili, eccezion fatta per il sommo Badwalds – «che il Signore me lo preservi» –, autore di culto di cui è diventato, un po’ per caso, la voce italiana. Marta, abbandonata la carriera accademica dopo una cocente delusione, si è da poco reinventata saggista femminista, ha all’attivo un paio di libri ed è lanciatissima sulla scena editoriale. Le giornate di Igor si somigliano un po’ tutte, almeno finché le frustrazioni del traduttore e le invidie del fidanzato devono farsi da parte per fronteggiare una crisi più urgente. Un messaggio della sorella Ester lo informa che il padre sta perdendo lucidità. La demenza senile avanza implacabile e presto tutto ciò che rimane dell’altero Franco Nieri – soprannominato Herr Professor, sosia di Adorno e severo teorico post-marxista – sono pochi balbettii e un’infinità di ricordi. Igor, tornato a Viareggio, affronta la crisi familiare, rimettendo insieme i brandelli di una vita intera, quella di Herr, una vita di ambizioni frustrate e sogni politici irrealizzati. Con sarcasmo brillante e ironia pungente, tra pagine comiche e passaggi commoventi, Ferrari ci porta di nuovo a Viareggio, questa volta per affrontare il rapporto tra padri e figli, le incomprensioni, i conflitti, gli affetti. E per farlo ci trascina nelle esilaranti storture del mondo editoriale, raccontandoci il disagio di una generazione un po’ sghemba, in un romanzo stratificato che è a un tempo romanzo politico, satira e romanzo di formazione.
18,00 € 17,10 €

Lord Jim a casa

Libro: Libro in brossura
anno edizione: 2026
pagine: 328
Giles Trenchard è nato in un ambiente privilegiato ma ostile, in un’atmosfera dominata da violenza emotiva e isolamento. Non amato, Giles lotta invano per essere sempre all’altezza delle aspettative della sua famiglia alto-borghese, viene spedito da un collegio all’altro finché, come gesto disperato, allo scoppio della guerra si arruola nella Regia Marina. Il cameratismo della vita militare gli offre una parvenza di scopo esistenziale, di appagamento. E tuttavia, di ritorno dalla guerra, si ritrova alla deriva e, come l’eroe del Lord Jim di Joseph Conrad, commette un atto così sconvolgente da mettere in discussione il suo passato, il suo carattere e il suo intero mondo di privilegi e di apparenze. E se nel romanzo di Conrad il protagonista tentava di scappare dalla vergogna per le sue azioni, qui la fuga non è un’alternativa. Pubblicato in Inghilterra nel 1973 e a lungo dimenticato, Lord Jim a casa racconta la caduta dall’Eden di un ragazzo cresciuto nell’ipocrisia della borghesia inglese. È un romanzo crudo, doloroso e appassionante, ricco di scene grottesche, una parodia dell’alta società britannica che diventa parodia di tutte le società occidentali. Con Lord Jim a casa scopriamo una voce nuova, spietata, più che contemporanea – nonostante sia un romanzo scritto (e dimenticato) più di cinquant’anni fa.
16,00 € 15,20 €

Allmen e il signor Weynfeldt

Libro: Libro in brossura
anno edizione: 2026
pagine: 248
Allmen è l’archetipo del dandy: ama la letteratura, la cucina raffinata e gli alcolici più pregiati, spende più di quanto possa permettersi e vive oziosamente al di sopra dei propri mezzi. Ma c’è di più: per non rimanere a secco, Allmen si dedica da qualche tempo a furti d’arte, e a cavarlo fuori dai guai c’è sempre il fedele giardiniere guatemalteco Carlos. Una coppia, quella di Johann Friedrich e Carlos, che in questa nuova avventura diventa un trio: a unirsi ai due c’è infatti un’altra vecchia conoscenza del lettore di Suter, il collezionista d’arte Weynfeldt. L’occasione di questa bizzarra collaborazione è un quadro misteriosamente scomparso dalla sua ricca collezione, e quando una libraia specializzata in arte – l’unica, forse, in grado di dire qualcosa sulla scomparsa del dipinto – viene trovata morta, Allmen, Carlos e Weynfeldt si ritrovano coinvolti nel loro primo caso di omicidio. Martin Suter ci regala l’incontro letterario tra i due personaggi più amati della sua produzione letteraria e li mette alla prova con un’indagine complessa. E l’incontro è dei più riusciti. Con un ritmo serrato alla Patricia Highsmith che tiene il lettore con il fiato sospeso, architettando un congegno narrativo sofisticato degno della migliore tradizione crime, senza però rinunciare a un’ironia leggera e intelligente in puro stile Wodehouse, Martin Suter ha scritto forse il suo miglior giallo.
14,00 € 13,30 €

Quattro presunti familiari

Libro: Libro in brossura
anno edizione: 2026
pagine: 296
Nei boschi attorno al paese di Norma, in provincia di Latina, viene rinvenuto uno scheletro con qualche brandello di pelle. Questi poveri resti sono finiti nella macchia molti anni prima, solo la fatalità e le particolari condizioni ambientali hanno potuto salvaguardarli. A occuparsi del caso sono i carabinieri di Latina, nella persona del capitano Damasi e dell’appuntato Circosta, un giovane senza tante pretese né qualità, ma con una fame insaziabile di esperienza. Bisogna dare un nome a quelle ossa, per questo vengono convocate quattro persone, quattro presunti familiari. In tutto tre famiglie che hanno denunciato, in epoca compatibile con lo stato dei resti, la scomparsa di un loro caro. Chi avrà lo stesso Dna recuperato dallo scheletro vincerà una lotteria lunga anni di speranze e ricerche vane. Potrà finalmente piangere il proprio congiunto sparito nel nulla. Daniele Mencarelli in questo romanzo fa qualcosa di nuovo e forse di inaspettato. Attorno a un enigma che agita nei personaggi parole segrete risvegliando spettri di dolori irrisolti, ci mostra un mondo nerissimo, intriso di desiderio e nostalgia del potere, di forza e violenza. A raggrumarlo, a cementarne le fondamenta, c’è un’energia che viene da lontano, che mai è scomparsa e sempre si trasforma, cristallizzata nelle strade, nell’architettura, nella storia di una città, Latina, che per alcuni continua a chiamarsi Littoria. Un’energia che entra nei corpi e nelle menti, diviene pulsione odiosa, deflagrazione di virilità frustrata, gesto feroce e autorità implacabile, divisa d’ordinanza e consuetudine alla sopraffazione, scansione di ordine e gerarchia. In queste oscurità si muovono le anime che Mencarelli come pochi sa raccontare, figure macchiate dalla colpa, assuefatte alla disperazione, intossicate da errori e sogni. In loro si annida il tesoro più prezioso, la luce di una redenzione e di un riscatto, l’attimo folgorante in cui il male diviene verità, senza vincoli e coercizioni.
16,00 € 15,20 €

Dodici mesi in giallo

Libro: Libro in brossura
anno edizione: 2025
pagine: 540
La scomparsa di una commessa durante i saldi di gennaio in un labirintico grande magazzino è il nuovo caso di cui devono occuparsi Berta e Marta Miralles, sorelle e ispettrici della Omicidi di Valencia. Così come in questo racconto di Alicia Giménez-Bartlett, nelle dodici storie di questa antologia, una per ogni mese dell’anno, la trama gialla si intreccia con la quotidianità. Le giornate sono quelle dei detective creati dagli autori nelle loro serie di romanzi, persone che rappresentano spesso per molti lettori quasi figure classiche della realtà giallistica contemporanea. Domenico Cigno (febbraio), il voracissimo cronista, magro di successi professionali ma enorme di stazza, dello scrittore Luca Mercadante, che trascina la sua malinconia in situazioni di degrado; Carlo Monterossi (marzo), l’autore televisivo pentito venuto dalla penna di Alessandro Robecchi, con i suoi amici investigatori veri, a cui presta il proprio intuito basato sull’empatia sociale e nutrito dai gusti raffinati; Viola (aprile), l’allegra e sfortunata giornalista televisiva creatura dell’autrice Simona Tanzini, che scherza con la sua vita segnata dalla malattia e capisce il delitto e i delinquenti aiutata dalla propria «particolarità»; Mirna Pagani (maggio), ispettrice della Laguna veneta, con la madre piena di vita e di voglie, di Serena Cappellozza, le cui inchieste procedono tra mille problemi personali; il flâneur Lorenzo La Marca (giugno), di Santo Piazzese, che risolve misteri da centro storico palermitano preferibilmente godendosi bianchi freddi e rossi avvolgenti; la coppia Saverio Lamanna-Peppe Piccionello (luglio), messa insieme da Gaetano Savatteri, che ha a che fare con vecchi scheletri del passato; Antonio Acanfora (agosto), l’«ingenuo» e molto napoletano poliziotto raccontato da Andrej Longo, che per disposizione naturale scopre il nocciolo umano dentro il caso che a malincuore gli piomba addosso; Serena Martini (settembre), l’oberata madre di famiglia, eroina della coppia letteraria Malvaldi-Bruzzone, che per sfortuna dei criminali è soprattutto una raffinata chimica e non c’è delitto che non lasci un aroma; Ryan e Ray (ottobre), i detective dell’inglese Simon Mason, che peggio assortiti non si potrebbero immaginare, questa volta alle prese con le vicende della vicecapo della polizia della Thames Valley; il barrista Massimo con i vecchietti del BarLume (novembre), scolpiti nella pietra toscana da Marco Malvaldi, che incarnano la commedia italiana del giallo; e, infine, il vicequestore Rocco Schiavone (dicembre), che l’autore Antonio Manzini è riuscito a dotare del peggior carattere della crime story. Ne risulta una parata di detective per professione o per passione al tempo stesso eccentrici e familiari.
18,00 € 17,10 €

L'imperatore inesistente

Libro: Libro in brossura
anno edizione: 2025
L’imperatore inesistente è il «romanzo» sulle allucinazioni della storia, al quale collaborarono (involontariamente e in più tempi, ognuno per conto proprio) vari scrittori interessati al mito di Napoleone Bonaparte e all’«eccesso di esistenza» del generale francese. Le referenze sono illustri. Lord Byron fece di Napoleone un eroe da romanzo. Ippolito Nievo raccontò che nel castello di Fratta c’era qualcuno (presto smentito) che considerava il generale Bonaparte «un essere immaginario, una copertina di qualche vecchio capitano che non voleva disonorarsi in guerre disperate di vittoria, un nome vano immaginato dal Direttorio a lusinga delle orecchie italiane». Madame de Staël ridusse l’imperatore a un sintomo anti-respiratorio: alla «malattia di tutti coloro che» hanno vissuto «sotto la sua autorità». Se Manzoni aveva cancellato il nome dell’imperatore, facendone un innominato da raccontare (prima della sua finale conversione) come un blasfemo che aveva osato competere con quel Dio che «volle in lui / del creator suo spirito / più vasta orma stampar» come già aveva fatto con l’angelo ribelle Lucifero; un personaggio di Guerra e pace di Tolstoj, sulla base di una massonica scala numerica che culminerà con il numero 666, pretenderà di aver dimostrato che Napoleone altro non era che «la bestia», alleata di Satana, «predetta dall’Apocalisse». Tre allegoristi visionari, mitologi anagrammisti e paradossali filologi impegnati nell’espunzione dal libro della storia del refuso chiamato Napoleone, scrissero nell’Ottocento tre divertenti opuscoli, qui raccolti, contribuendo a far dell’imperatore «il primo degli onnipotenti che non sono mai esistiti» (Giorgio Manganelli). Segnalati da Emmanuel Carrère nel 1986, e ora, in questa nuova edizione accresciuta, dopo la prima del 1989, piacevolmente illuminati da Giorgio Manganelli e Umberto Eco, si fanno leggere come capitoli di un sorprendente e demenziale romanzo. Nei tre autori, Eco vide tre «Kazzenger ante litteram» (Kazzenger è il nome di un personaggio satirico del repertorio di Maurizio Crozza). Ma con questa precisazione: «È vero che i miei tre autori non satirizzavano i cacciatori di misteri bensì dei pensatori che cercavano di eliminare i misteri; e quindi erano in fondo dei reazionari. Ma il metodo rimane istruttivo: portate all’estremo le tesi degli altri e una risata li seppellirà».
14,00 € 13,30 €

Storia di Venezia. Dal 1400 alla caduta della Repubblica

Libro: Libro in brossura
anno edizione: 2025
pagine: 688
La storia che l’inglese John Julius Norwich ha dedicato a Venezia è un’osservazione ammirata propria di chi è stato toccato dall’incanto della città, capace di scovare i particolari più rivelatori. L’autore punta soprattutto a illustrare al lettore il dinamismo di una città, quasi miracoloso per l’armonia che riuscì a realizzare, per l’equilibrio nella libertà che riuscì a mantenere. Mentre nel primo volume ha descritto l’ascesa fino al pieno splendore della metropoli, in questo secondo descrive il lento affievolirsi della sua magnificenza, dall’apogeo nel XV secolo alla caduta della Serenissima per mano di Napoleone nel 1797. E in entrambi i volumi il racconto è concentrato su tre punti di vista: lo sviluppo artistico attento a una visione urbana complessiva, il sistema di governo equilibrato da una costituzione aristocratica ma fondata su contropoteri e rigorosi controlli elettorali, la civiltà della vita sociale ricca della laboriosità di artigiani e artisti capaci di divertimento quotidiano. Ciò che accadeva a Venezia era in tutto attraversato dal vento della storia: l’epoca dei grandi condottieri, le alleanze per il predominio in Italia, la lotta tra Francia e Spagna, la prevalenza dell’asse atlantico dopo la scoperta dell’America, la caduta di Costantinopoli, l’apertura della via per le Indie, il Mediterraneo tra Impero ottomano e Impero spagnolo, Lepanto, i sonnolenti anni del Sei e Settecento, infine l’età di Napoleone che porta alla caduta della Serenissima. Una piega del destino dovuta ai tempi nuovi ai quali il sistema-Venezia non era più adeguato, ma facilitata da due germi che da tempo ne accompagnavano la vicenda: il dualismo di interessi mare-terraferma, la chiusura oligarchica del suo sistema politico. L’autore di questa Storia di Venezia ha sempre dichiarato di non essere uno storico di professione. Però il trasporto appassionato per il suo oggetto e il piglio di narratore che dà una tinta personale al resoconto non sono mai separati dal rigore dell’oggettività e dalla completezza della documentazione. Ragion per cui John Julius Norwich è stato davvero l’inventore di una originale forma di divulgazione storica, di una attualissima storia-racconto.
19,00 € 18,05 €

La lunga ombra

Libro: Libro in brossura
anno edizione: 2025
pagine: 280
Ivor, potente professore emerito di Lettere Classiche, patriarca misogino, manipolatore e pieno di sé, è da poco morto in un incidente. È quasi Natale, e la moglie Imogen è da sola. Il telefono squilla nel cuore della notte, Imogen barcolla assonnata fino alla cornetta, dall'altra parte del filo una voce sconosciuta la accusa di aver ucciso il marito. Chi parla? Cosa vogliono da lei? Con l'arrivo del Natale, la casa di Imogen inizia a riempirsi di ospiti sgraditi, la sua famiglia allargata, figli, nipoti, amanti. Che cosa cercano? Vogliono fare compagnia alla vedova durante le feste? Oppure hanno in mente altro? La situazione è fuori controllo, tutto ciò che poteva essere un sereno Natale in famiglia si trasforma per Imogen in un incubo ipocrita e caotico. E mentre la neve scende silenziosa sulla campagna inglese, iniziano ad accadere fatti inquietanti. Nello studio del patriarca i bambini vedono una figura travestita da Babbo Natale, come faceva il nonno ogni anno, sulle carte di Ivor compaiono appunti minacciosi, una bottiglia di whisky viene trovata accanto alla sua poltrona preferita. In un inarrestabile vortice degno del miglior Hitchcock, con atmosfere che richiamano Shirley Jackson e Patricia Highsmith, Celia Fremlin costruisce un giallo psicologico travolgente e perfido, con un finale che ha il sapore amaro di un dolce natalizio andato a male.
15,00 € 14,25 €

Il codice dei Wooster

Libro: Libro in brossura
anno edizione: 2025
pagine: 300
L'arcigna zia Dahlia ha incaricato Bertie Wooster di rimediarle una vecchia lattiera a forma di mucca. Il piano è semplice: Bertie dovrà andare nel vicino negozio di antiquariato e tentare di abbassare il prezzo della mucca d'argento. Una volta lì, il giovane Wooster viene però informato - disgrazia! - che il prezioso oggetto è stato appena acquistato da un certo Sir Watkyn. Nel frattempo, Bertie è venuto a sapere della rottura tra la graziosa Madeline e l'amico fraterno Gussie. Ecco, dunque, l'occasione per prendere i proverbiali due piccioni con una fava: si dà il caso che Sir Watkyn sia il padre di Madeline, così Bertie dovrà soltanto andare nella sua residenza di campagna e, mentre cercherà di ricucire il rapporto tra i due novelli sposi - perché il codice dei Wooster è chiaro: «Mai piantare in asso un amico» -, trafugherà la mucca-lattiera. Cosa potrà mai andare storto? Ça va sans dire: tutto. E chi potrà mai rimettere insieme i cocci sparsi qua e là da Bertie, se non l'irreprensibile Jeeves? In un vortice di equivoci e gaffe, furti e cadute rovinose, tra nuovi incontri e vecchie conoscenze, Wodehouse ci delizia con il terzo esilarante romanzo con protagonisti Bertie e Jeeves. E lo fa con quel suo solito umorismo confortevole, rassicurante, eppure sempre imprevedibile e mai scontato, di cui nessuno di noi ormai può più fare a meno.
16,00 € 15,20 €

Le parole del mare. Letteratura e navigazione

Libro: Libro in brossura
anno edizione: 2025
pagine: 260
Una straordinaria ricognizione personale sui libri che parlano di navigazione. La letteratura marinara è sterminata, Piero Dorfles, che ci ha sempre spinto a «vivere la lettura come un'avventura dello spirito, un'esperienza della vita, un passaggio di maturazione», ci guida attraverso i fondali marini seguendo un itinerario, una rotta che è fatta di avventure, sì, ma anche di considerazioni sul carattere degli uomini, riflessioni sul progresso, sui fallimenti. La navigazione, sostiene l'autore, è la più naturale metafora della vita, basti pensare alle similitudini che usiamo di continuo: issare le vele, arrivare in porto, perdere la bussola, siamo tutti sulla stessa barca; «questa larga coincidenza dei termini che usiamo per descrivere quello che esce dalla normalità della vita quotidiana con la lingua del mare, significa che quello che accade nella navigazione non è una metafora della banalità del vivere, ma un'allegoria della sua complessità, della imprevedibilità e della drammaticità del destino di noi viventi». Una volta salpati vengono attraversati momenti fondamentali delle spedizioni per mare: la bonaccia, che ha in sé qualcosa di misterioso e di minaccioso; la burrasca, che spesso prelude al naufragio; ma situazioni da affrontare sono ammutinamenti e incontri con grandi pesci, fino a giungere al sicuro in porto. Per ogni tappa Dorfles ci guida tra i libri, innumerevoli, inaspettati talvolta, in un itinerario mai scontato, con continue incursioni sul presente. Tra le pagine trova largo spazio l'Odissea, ma incontriamo Dante e Melville, Stevenson e Conrad, il paladino Orlando e Padron 'Ntoni, Lucrezio, Magellano e Gabriel García Márquez, e tante altre storie di mare che sono anche storie di lacerazioni e di sconfitte e si intrecciano con vita e destini degli uomini.
15,00 € 14,25 €

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