"Io chi sono?" è la domanda che, per oltre mezzo secolo, accompagna - ma anche perseguita, dilania, ispira - Anna Banti. Ed è una domanda che emerge fin dal libro d'esordio, Itinerario di Paolina (1937). Prima di una lunga serie di controfigure dell'io narrante, Paolina è una bambina schiva, figlia unica, che crescendo diventa un'adolescente solitaria. Un isolamento che genera, da un lato, un profondo desiderio di confronto attraverso la letteratura e, dall'altro, il bisogno di intraprendere il «viaggio dell'immaginazione», il «gusto di giocare alla vita degli altri», tra sogni e storie da raccontare. Indispensabile preludio a tutte le opere che verranno, Itinerario di Paolina è intessuto di echi proustiani e woolfiani, e ripensa il genere del romanzo di formazione, interpretandolo alla luce di una struttura modernista che incrocia diversi piani temporali. Ma più di tutto dà forma all'urgenza di raccontarsi di una scrittrice che per la prima volta riconosce la propria voce.