Libro: Libro in brossura
anno edizione: 2026
pagine: 640
Gli scrittori sono anche spettatori che scrivono: da Pirandello a Soldati, da Pasolini a Calvino passando per Ortese, Bassani e Morante, e arrivando a Piccolo, Starnone e Mari, Emiliano Morreale ci accompagna in un affascinante viaggio nell'ossessione cinematografica che attraversa la letteratura italiana. Il cinema era tutto è la prima, esaustiva e organica ricognizione del rapporto tra la letteratura italiana e le immagini cinematografiche. Non gli adattamenti di testi letterari e nemmeno l'apporto degli scrittori all'industria cinematografica come sceneggiatori, ma il cinema nei romanzi e nei racconti, nelle poesie, nelle memorie e nelle riflessioni dei nostri maggiori scrittori; il ruolo che ha avuto nella formazione degli universi narrativi, dello sguardo, dello stile. Insomma, il racconto di un'epoca e di un mondo per cui, come diceva Sciascia, «il cinema era tutto». Il cinema come parte fondamentale dell'immaginario letterario italiano non è mai stato raccontato nella sua interezza. È una lunga storia, non sempre lineare, immersa nella accidentata modernità italiana; dove la letteratura è colta nel suo dialogo costante con quello che le sta accanto: una serie di forme dell'esperienza quotidiana, un'arte, uno spettacolo, un'industria, un mondo fantastico. Il cinema è stato sin dalle sue origini riflesso dalle pagine dei libri, trasmutato nei racconti, a tratti mimato o sfidato, oppure inseguito nella continua impresa di afferrare, con la parola, l'immagine: gli spettatori viziosi o in estasi di Pasolini e Gadda, i produttori truffaldini di Soldati e Morante, gli attori presi dalla strada di Moravia, i film e i divi che ossessionano Goliarda Sapienza o Ortese, il sarcasmo di Flaiano e Arbasino e le struggenti memorie di Calvino, Sciascia e Zanzotto. Una storia che Emiliano Morreale articola in sei momenti chiave. Lo shock del primo Novecento, quando il cinema irrompe nella realtà, con il suo portato di disturbante meccanica moderna. Gli anni Trenta della grande Hollywood, di un immaginario che assume rilevanza globale, fatto di conflitti morali ben definiti, di sogno e di glamour. Il neorealismo, e il confronto con un cinema adulto e prossimo. Il boom, la società dei consumi, l'affermarsi della «prima generazione » di giovani e l'arrivo delle sale d'essai. Poi gli anni Settanta e Ottanta, la fine dell'innocenza e il momento della riflessione nostalgica. E infine il presente, in cui il cinema diventa fantasma, dimenticato o degradato, con connotazioni agrodolci o sinistre, ritornando cosí allo shock delle origini. Ma allo stupore per le prime ombre sullo schermo si è ormai sostituito il timore per l'apparire di immagini perturbanti, che sembrano oscuramente rivelare qualcosa di noi stessi.