Fra le forme letterarie, Kawabata ha sempre prediletto il racconto breve o addirittura brevissimo, quello che sta "in un palmo di mano": è il tenohira che, proprio per la brevità, non ammette che l'essenziale. A questo genere, dove si richiede l'uso di strumenti narrativi sofisticati e una severa disciplina compositiva, lo scrittore si è dedicato fin dall'adolescenza e per tutta la vita: lo testimoniano le sue quattro raccolte qui riunite, in totale oltre centoventi testi. «Più che di aver letto dei singoli raccontini», sostiene Ogawa Yoko «si ha la sensazione di essersi persi in un unico mondo sconfinato»: un mondo nel quale si ritrovano i temi dei romanzi coevi - la ricerca di una bellezza quasi sacra, la sensualità e l'erotismo, la morte, l'ambiente delle terme e il vivace quartiere di Asakusa - con una concentrazione di contenuti, una ricchezza espressiva, una profondità psicologica non inferiori. Anzi, più il campo si restringe, più l'angolo di penetrazione si fa acuto e l'occhio delicato e ricettivo dell'autore arriva, come d'incanto, a catturare «gli infinitesimali fremiti dei sentimenti», fino a intuire, senza mai svelarlo, il mistero nascosto nelle cose.