Il racconto di un'esistenza che si è persa e ritrovata innumerevoli volte. «Può una vita deviare il suo cammino, spostarsi, cambiare direzione, allontanarsi dal suo destino già scritto?» Un incidente in una notte piovosa cambia la vita di un giovane destinato a diventare filosofo. Un libro intimo nel quale Massimo Recalcati espone se stesso senza sconti. Il racconto di un'esistenza che si è persa e ritrovata innumerevoli volte. All'inizio c'è un bambino nato prematuro, impreparato alla vita per definizione, un figlio difettoso, insufficiente, con la testa vuota, che cresce all'ombra di una madre bellissima e di un padre che si è fatto dal nulla con le sue sole forze. Il suo cammino sembra tracciato da un piano di famiglia al quale però non aderirà: non diventerà un floricoltore come era stato previsto, ma continuerà a studiare. La sua diserzione prende corpo da questa prima obiezione, destinata a rinnovarsi in altri tornanti fondamentali della sua esistenza. In una mossa sorprendente e audace che rovescia la posizione dello psicoanalista, Massimo Recalcati offre una confessione spudorata di fallimenti, inquietudini, innamoramenti che hanno modificato la traiettoria della sua vita: la famiglia d'origine, la passione per la lettura, il culto della bellezza, gli amori, i compagni del '77, i maestri, la filosofia e la psicoanalisi, la moglie adorata, i figli e il cane Alaska. Un libro popolato da ricordi, traumi, gioie e fantasmi. Se scrivere significa chiedere perdono, come affermava Derrida, è perché mentre scriviamo cancelliamo ogni nostra rappresentazione ideale scoprendoci sempre provvisori e irraggiungibili a noi stessi. È perché in ogni confessione i conti non tornano mai.