Libro: Libro in brossura
anno edizione: 2026
pagine: 304
Il 18 luglio del 386 a.C. un grido di guerra mai udito prima paralizza le legioni schierate sull'Allia: Roma brucia, ma da quel giorno maledetto comincia la sua ascesa. Otto secoli dopo, ai Campi Catalaunici, un impero ormai al tramonto ferma Attila. In mezzo, Annibale e i cavalieri partici, le selve di Teutoburgo e le falangi d'Oriente. Giovanni Brizzi racconta le dieci battaglie che decisero il destino dell'Urbe. Per i Romani il contrario della guerra non era la pace, ma la giustizia. La battaglia campale, iliustum proelium, era una sorta di ordalia: il momento in cui lafides, il rispetto assoluto delle regole, si misurava con le armi al cospetto degli dèi. Muovendo da questa intuizione, Giovanni Brizzi restituisce alla ‘storia delle battaglie', a lungo guardata con sufficienza dalla storiografia, la sua dignità di straordinaria chiave di lettura di un'intera civiltà. Dieci scontri con i nemici esterni scandiscono il racconto di Roma, dall'ascesa al tramonto. Prima la disfatta dell'Allia, ildies ater che consegnò Roma ai Galli; poi Sentino, che decise il primato sull'Italia; Zama, fine dell'incubo annibalico; Magnesia e Cheronea, dove le legioni piegarono il multiforme Oriente; Carre, inizio di una guerra interminabile con i Parti; Teutoburgo, l'addio alla Germania. Quindi, mutati gli eserciti e il mondo, le prove estreme dell'età tardoantica: Strasburgo, Adrianopoli e infine i Campi Catalaunici, dove un impero ormai al crepuscolo fermò Attila. Eventi-cerniera che illuminano l'evoluzione tattica degli eserciti, le scelte strategiche dello Stato romano, i riflessi geopolitici di ogni vittoria e di ogni rovina. Con la maestria del narratore e il rigore dello studioso, Brizzi mostra come nella guerra, nelle sue regole e nei suoi miti, Roma abbia riconosciuto e costruito sé stessa.