Una giovane donna uccide il suo amante per gelosia: si apre così questa raccolta di cinquantadue novelle selezionate fra le oltre trecento che Grazia Deledda scrisse nel corso della vita. Episodi angosciosi, crudeli e perturbanti dialogano con l'emotività e la psicologia di donne comuni che cercano spazio in una realtà maschile. Contadini e pastori convivono con filatrici, donne ritratte nella vita domestica e personaggi immaginari, talvolta grotteschi, tratti dalla memoria e dagli archetipi isolani. Ci sono storie di magie e miracoli, episodi soprannaturali abitati dalle janas, le fate del folklore. Gli animali - il cinghiale, la martora, la cerbiatta - rivelano sentimenti che uomini e donne non riescono a esprimere. E poi i paesaggi: la Sardegna della memoria e i luoghi della maturità, il Po, l'Adriatico, Roma. Ne nasce un universo poetico che unisce memoria personale, tradizione e contemporaneità. "Scriverò sempre male" confida l'autrice nuorese ad Antonio Scano. Eppure, quella lingua imparata sui libri ha dato vita a una delle opere narrative più vaste e originali del Novecento italiano. Prefazione di Marcello Fois.