«La prima redazione di questo libro risale al 1963, e da allora molte cose sono cambiate nei processi produttivi, prima fra tutte la comparsa dei sistemi Cad (computer-aided design) in tutti i settori ideativi, dall'architettura alla grafica: il disegno non piú fatto con riga e squadra, bensí attraverso una progettazione digitale che permette non solo di rappresentare l'oggetto, ma di ruotarlo nello spazio, simularne l'effetto finale e sperimentare materiali, texture e illuminazioni. Questo cambio di strumenti ha comportato una mutazione nei linguaggi e negli stili: pensiamo alla diffusione delle forme bombate nelle scocche di auto ed elettrodomestici, favorita dalla facilità con cui il computer ne consente la modellazione. A questo si aggiunga, in anni piú recenti, la comparsa delle stampanti 3D, che hanno reso la prototipazione molto piú agile e rapida. Il digitale ha reso i diversi passaggi piú precisi, veloci ed efficienti, e il salto quantitativo si è ben presto tradotto in un diverso tipo di risultato. Insomma, il grande mutamento che ci separa dalle parole di Dorfles è stato l'introduzione del computer non solo nella fase industriale, nello stampaggio, ma nel momento dell'ideazione [...]. Eppure, la lezione di Dorfles resta uno di quei testi da cui non si può prescindere. Il merito è anzitutto nel talento analitico dell'autore, capace di isolare quei pochi concetti davvero "da sapere" e che restano validi, ancora oggi, per chiunque voglia misurarsi, in teoria o in pratica, con la progettazione su grande scala. C'è difatti una domanda che accompagna il lettore lungo tutto il libro: a quali condizioni possiamo dire che qualcosa appartiene al regno del disegno industriale? Domanda essenzialista e quanto mai stringente in un mondo in cui tutto sembrerebbe ormai ideato e realizzato industrialmente». (Riccardo Falcinelli)