«È la prima estate senza di lui e non mi abituo. Al buio sono piú vulnerabile, non so bastarmi. Nel sonno frammentato allungo ancora la mano nella sua metà, in cerca del corpo». Lasciarsi tardi è il racconto intimo e precisissimo di un assedio. In un'estate torrida, una donna si ritrova sola, abbandonata dal compagno dopo trent'anni. Mentre il giardino diventa selvatico e sembra voler invadere lo spazio domestico, ecco che la mancanza si trasforma nell'unico luogo in cui è possibile sostare, sospesi, oscillando tra rabbia e nostalgia. Finché, nel tormento della perdita, si fa strada come una luce la notizia di una bambina scomparsa. Donatella Di Pietrantonio racconta molto piú che la storia di un amore finito. Questo romanzo è una meditazione sul peso e le possibilità dell'infanzia, e sul tempo che a volte sgocciola dagli orologi e scorre vischioso sotto i nostri piedi. Il tempo che può essere condanna, ma anche cura. «Non lo so di preciso quando è successo. A un certo punto è stato come dormire in due letti, vicini ma separati. Per trovarci dovevamo attraversare un confine che prima non c'era. Lungo quel confine, da una parte e dall'altra, erano nascoste lame, ostilità. Superarlo richiedeva coraggio o pazienza, e noi li avevamo esauriti». Sono stati insieme trent'anni, lei e Libero, convinti di essere tra quegli eletti capaci di scegliersi ogni giorno. Invece Libero ha scelto di andarsene, per disamore, forse per odio. Se n'è andato senza drammi, come si esce da una casa in cui si è stati ospiti. A sentire lui, d'altra parte, la vita che hanno vissuto insieme è sempre stata quella di lei: lui si è incurvato, si è adattato, è stato comodo fino a un certo punto e poi non piú, chissà esattamente da quando. Ora, con le sue poche cose sistemate nella foresteria del piccolo teatro di cui è direttore, dice di essere tornato vivo, aderente alla natura profonda che porta nel nome. E lei, che se non l'avesse incontrato sarebbe rimasta una donna con il vizio segreto della scrittura, chi è davvero lei senza Libero? L'unico pensiero a distrarla nel tempo di questa estate solitaria è quello di una bambina scomparsa, una bambina che nessuno ha mai mandato a scuola. Lei l'ha vista solo in una foto di spalle sui giornali, eppure questa bambina le parla di continuo nella testa, facendo affiorare altre voci. Quella della madre, scomparsa a poco a poco dalla sua vita in un abbandono durato vent'anni; e quella della bambina che lei stessa è stata - cresciuta in una famiglia di semianalfabeti in cui è l'unica a saper parlare pulito. Lasciarsi tardi è un romanzo sulla vocazione, i suoi costi e le sue ricompense, sugli incontri che ci aiutano a diventare chi siamo e quelli che diventano occasioni per tradirci. Sull'amore che dobbiamo a noi stessi, a volte nonostante gli altri.