«In piena crisi di identità, impegnati nella sfida con la Cina, gli Stati Uniti deridono lo stato catatonico in cui versano italiani e altri occidentali (su loro impulso). E ora pretendono il nostro sacrificio in contanti e soldati.» Cosa succede tra le due sponde dell'Atlantico? Dove origina la freddezza - per usare un eufemismo - nei rapporti tra gli Stati Uniti e l'Europa, tra la potenza egemone della contemporaneità e i suoi satelliti? Dario Fabbri in queste pagine dense e articolate descrive una dinamica precisa: improvvisamente la storia, che era finita, ha smesso di finire. E ad annunciare il ripristino delle ere sono stati proprio gli americani, ovvero coloro che appena trent'anni fa ne avevano annunciato l'estinzione. Nulla di inedito, sostiene Fabbri. Nel corso dei millenni tutti gli imperi - dagli achemenidi ai romani, dagli ottomani agli inglesi, dagli han ai francesi, ai sovietici - hanno decretato la fine della storia, il prossimo avvento del diluvio, per poi rinnegare tale profezia. Eppure, e qui risiede la profonda originalità del nostro tempo, mai era capitato che le province di quell'impero ci credessero quanto noi. Negli ultimi decenni gli europei occidentali, specie gli italiani, hanno pensato fosse tutto vero. Fino a invecchiare senza freni, fino a scambiare le ideologie per i sentimenti. E ora vivono come uno choc il ritorno della realtà. Ma perché gli Stati Uniti bucano le nostre illusioni? Perché umiliano interlocutori tanto innocui? Perché non hanno pietà di noi? Fabbri ci aiuta a scavare nelle illusioni imperiali del passato e del presente, ci conduce in un'analisi serrata del futuro imminente e successivo. Cerca di indicarci un possibile riparo da un diluvio post-storico che non ci sarà.