In seguito a un’immaginaria terza guerra mondiale scoppiata subito dopo la conclusione della seconda, l’Europa viene invasa dalle truppe sovietiche. L’Italia ora è diventata la “Repubblica Proletaria d’Italia” e Palmiro Togliatti, segretario del PCI, il suo “Presidente del Consiglio dei Commissari del Popolo”. È in questo contesto distopico che il protagonista – lo stesso Malaparte –, rientrato dalla Francia nel tentativo di raggiungere la sua casa a Capri, viene arrestato e rinchiuso nel carcere romano di Regina Coeli. Lì incontra Alcide De Gasperi, anche lui detenuto, che lo informa su quanto è accaduto nel Belpaese: subito dopo l’invasione, in perfetto stile italiano, tutti si sono professati comunisti e ben adeguati al nuovo regime, che nei suoi riti e nelle sue caratteristiche tanto somiglia a quello mussoliniano. In un susseguirsi di situazioni paradossali che vedono come protagonisti molti illustri personaggi di quegli anni, Malaparte realizza un originale romanzo di fantapolitica dove alla condanna del comunismo di stampo sovietico si unisce una sferzante ironia nei confronti del popolo italiano, da sempre pronto a mutare casacca e a osannare il vincitore di turno. Apparso a puntate nel 1949 sulla rivista «Tempo» e successivamente in volume, “Storia di domani” è, come ricorda Laforgia nella sua accurata prefazione, un «prodotto naturale delle paure che attraversarono l’Italia e l’Europa nel secondo dopoguerra», e offre un realistico quadro di alcuni tratti fondamentali della politica italiana, dove anche quando tutto sembra cambiare, tutto resta uguale.