Può ancora esserci un modo di raccontare un Vangelo che sia sorprendente, spiazzante, che lasci quasi sgomenti? Sì. Ed è ancora possibile raccontare la figura di Gesù attraverso la testimonianza di un suo seguace, l'evangelista Marco, fino a farne un ritratto scarnificato, essenziale, talmente diverso da quanto si è letto fino a oggi da far quasi impaurire, e senza la facilità e la moda delle attualizzazioni, senza cambiare i linguaggi? Spadaro non spiega il Vangelo di Marco, ma si lascia portare dalla sua corrente: ne segue la trama come un'onda, non da teologo ma da lettore partecipe. Riconducendo alla pura semplicità una delle materie più complesse e misteriose e rendendola comprensibile per tutti, porta una luce nuova su Gesù e ci accompagna per le pagine di questo Vangelo restituendoci intatta la sua potenza. Il romanzo di Gesù arriva fino al sepolcro vuoto e lì pone al lettore la domanda – che resta aperta – rivolta un giorno a chi camminava con lui: “Voi, chi dite che io sia?”. Lui parla per storie e parabole per essere chiaro con chi ha il cuore aperto. Del resto, così funzionano le storie: o sospendi l'incredulità e ci entri dentro, oppure non ci capisci niente.