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Mondadori: Le scie. Nuova serie

Tutte le nostre collane

Il filosofo in camicia nera. Giovanni Gentile e gli intellettuali di Mussolini

Il filosofo in camicia nera. Giovanni Gentile e gli intellettuali di Mussolini

Libro: Libro rilegato
editore: Mondadori
anno edizione: 2021
pagine: 384
Giovanni Gentile non è stato soltanto l'insigne filosofo dell'«atto puro», autore della «storica» riforma scolastica e direttore dell'"Enciclopedia Italiana". Sin dal 1922, subito dopo la Marcia su Roma, si rivelò anche uno dei più influenti intellettuali dell'Italia littoria. Animato da un forte protagonismo politico e da un malcelato desiderio di potere, ricoprì innumerevoli incarichi e ruoli apicali negli anni cruciali della stabilizzazione del consenso al regime: ministro della Pubblica istruzione, senatore, membro del Gran Consiglio del fascismo, estensore del Manifesto degli intellettuali fascisti nel 1925, ideatore del giuramento di fedeltà imposto ai professori universitari nel 1931, direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, fondatore e presidente dell'Istituto nazionale fascista di cultura. Pronto a mettere al servizio del duce la sua vasta cultura e abilità di divulgatore, Gentile diventa un suo fidato consigliere, lo smanioso organizzatore di iniziative editoriali a sfondo propagandistico, l'ideologo di guerre a cui non prende parte. A causa di un itinerario così compromettente, perderà per strada molti tra colleghi, amici, discepoli ed estimatori. Oltre a Benedetto Croce – che gli contrapporrà il Manifesto degli intellettuali antifascisti –, Piero Gobetti, Guido De Ruggiero, Gaetano Salvemini, per citarne alcuni. Gentile rimane al fianco di Mussolini anche dopo il 25 luglio 1943 e la caduta del fascismo. Fino al 15 aprile 1944, quando viene ucciso da un gruppo di partigiani comunisti nei pressi della sua villa di Firenze. Da decenni, sulla natura di questo «delitto politico», s'infittiscono polemiche giornalistiche e storiografiche, spesso viziate da ricostruzioni d'impianto dietrologico che hanno fatto ricadere ogni responsabilità sul PCI di Togliatti, su centri occulti interni e stranieri, senza mettere in adeguato rilievo il clima di «guerra civile» in cui precipitò l'Italia nel 1943-45. Il documentato libro di Franzinelli fa chiarezza su questo e altri aspetti oscuri della biografia gentiliana. Lo sconcertante quadro che ne emerge fa riflettere su come uno stimato intellettuale possa mutare le proprie idee fino a snaturarle, compiendo precise scelte di campo che, di fatto, contribuirono a rafforzare la dittatura mussoliniana. A pagarne il prezzo più alto fu il popolo italiano. E lo stesso Gentile.
24,00 €

La bella morte. Gli uomini e le donne che scelsero la Repubblica Sociale Italiana

La bella morte. Gli uomini e le donne che scelsero la Repubblica Sociale Italiana

Libro: Libro rilegato
editore: Mondadori
anno edizione: 2021
pagine: 312
Per la vulgata dell'Italia repubblicana i «ragazzi di Salò» hanno rappresentato il «male assoluto». Hanno assorbito su di sé tutte le colpe storiche del fascismo, facendo da schermo ai tanti opportunisti che durante il Ventennio hanno accumulato ricchezze e onori, ma non si sono compromessi con la Repubblica sociale. Settant'anni fa Italo Calvino, partigiano combattente, scriveva invece: «Quel furore antico che è in tutti noi è lo stesso che fa sparare i fascisti, con la stessa speranza di riscatto. Ma allora c'è la storia. C'è che noi, nella storia, siamo dalla parte del riscatto, loro dall'altra». Sdoganata prima dal presidente della Camera Luciano Violante, poi dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, la questione dei «ragazzi di Salò» anima da due decenni un dibattito spesso strumentale, sospeso tra demonizzazioni e riabilitazioni ugualmente improprie. Gianni Oliva ne propone quindi una lettura storiograficamente equilibrata, rintracciando le motivazioni dei volontari che scelsero di continuare a combattere accanto a Mussolini una guerra persa: i valori sedimentati dall'educazione di regime (la sacralità della patria e dell'onore, la lealtà alla parola data, il rispetto per i caduti in battaglia) si intrecciano con il disgusto morale per il «tradimento» dell'8 settembre, la volontà di vendicarsi dei voltagabbana, dei doppiogiochisti, dei funamboli dell'abiura. In questo coacervo di suggestioni e sentimenti, si sviluppa un'esperienza storica condizionata dal vassallaggio alla Germania nazista, dalla rassegnazione del duce restituito controvoglia al protagonismo politico, dai contrasti interni alla dirigenza di Salò, e, soprattutto, dalle asprezze di una guerra civile determinata proprio dalla creazione del governo della Repubblica sociale. «Cercare la bella morte» diventa la prospettiva drammatica di un percorso che si esaurisce nella furia di piazzale Loreto: è la storia di una scelta sbagliata, che per il numero di adesioni e per il significato storico non può essere rimossa, né considerata residuale.
22,00 €

Cristoforo Colombo. Il marinaio dei segreti

Cristoforo Colombo. Il marinaio dei segreti

Libro: Libro rilegato
editore: Mondadori
anno edizione: 2020
pagine: 250
Solitario, scontroso, testardo. Un eroe romantico, capace di superare ogni avversità. Un uomo volitivo, dotato di grande fascino personale. Un genio intrattabile, un formidabile parlatore e un cavaliere senza paura e, spesso, senza pietà. Cristoforo Colombo fu probabilmente tutto questo. Ma se fosse stato solo questo, la sua impresa sarebbe rimasta, al massimo, un romanzo di gesta, sullo sfondo di mari esotici. Non il viaggio transoceanico che ha cambiato per sempre la geografia e la storia del mondo. Chi era, allora, il grande Scopritore, il capitano «nato lanaiolo e morto ammiraglio del mare oceano»? Nella fantasia di dilettanti, complottisti e novellatori d'ogni genere, il «vero» Colombo è sempre qualcun altro. Dalla Galizia alla Catalogna, dal Portogallo alla Polonia, gli sono state attribuite infinite patrie, una più improbabile dell'altra. La distorsione biografica ha fatto scorrere fiumi d'inchiostro. Proprio perché lui, l'uomo in carne e ossa, di cui ci parlano i documenti, ha avuto una vita strana, contraddittoria, segretamente fuori luogo. Cristoforo Colombo naviga da par suo. Quasi sempre evita le secche. Talvolta, fatalmente, s'arresta, si scontra, perde la rotta. E, con lui, sbagliano e s'arrestano quanti lo seguono e condividono la sua sorte. Perché, dietro l'eroe solitario, in realtà si stende una fitta rete di amicizie, protettori e investitori che puntano su di lui. Per svelare il «vero» Colombo, Busi dà vita a un racconto corale, vivace e multiforme, in cui spiccano i tanti personaggi, che manovrano la storia come i marinai portano una nave. Alla passione e al coraggio, s'uniscono la violenza, la sopraffazione, il tradimento. Negli ultimi decenni l'immagine del navigatore è stata rivisitata, criticata, attaccata per aver tradito, ridotto in schiavitù e sterminato gli indios che lo avevano accolto festosamente e pacificamente. Via i monumenti, via il suo nome da strade e piazze. Ma, «prima di condannarlo senz'appello, facciamolo almeno cominciare. Godiamo con lui l'ebbrezza della partenza, lasciamo che prenda il mare, aspettiamo che sogni il suo sogno».
22,00 €

Giordano Bruno. Molte stelle non muoiono

Libro: Libro rilegato
editore: Mondadori
anno edizione: 2026
pagine: 156
Sono i libri a segnare il destino di Giordano Bruno. Quando decide di fuggire da Napoli per sottrarsi ai sospetti di eresia, getta nella latrina i volumi proibiti che tiene con sé. Ma i frati del convento in cui è entrato diciassettenne li ritrovano e la sua posizione si aggrava irrimediabilmente. Libri all'inizio, quindi, e poi ancora libri, tanti, febbrili, implacabili, che diffonde durante il suo esilio itinerante di città in città, di paese in paese (Venezia, Ginevra, Tolosa, Parigi, Londra, Wittenberg, Praga, Helmstedt, Francoforte, Zurigo, Padova, ed è un elenco incompleto). Bruno li scrive, li porta in tipografia, ne cura la stampa e, talvolta, incide di propria mano le silografie. Poi li difende, li commenta, li chiarisce. Ma molti, moltissimi libri non bastano a fare una biografia. Ci vogliono i gesti, i luoghi, le passioni, gli incontri e gli scontri. È per questo che Giulio Busi cerca di scoprire, dietro lo scrittore e il filosofo, l'uomo Bruno, nella dimensione fisica della sua esperienza, seguendolo nelle locande, nelle università e nelle regge di mezza Europa, e, infine, nelle prigioni di Venezia e Roma. E se quasi a ogni pagina si parla di libri, è soprattutto per la materia biografica che lasciano trasparire e per il filo strettissimo che lega la persona che agisce e patisce al pensatore che tenta nuove strade, abbozza idee inaudite, sostiene a spada tratta ciò che quasi tutti non comprendono o non vogliono accettare. Alla fine del Cinquecento la Chiesa di Roma pretende di imporre un sistema di pensiero obsoleto, malato di anacronismi. Nel volgere di pochi decenni, infatti, vengono imprigionati, giustiziati o costretti all'abiura centinaia di religiosi, scienziati e filosofi. Ma Bruno non vuole né può abiurare quanto ha scritto, e paga con la vita la sua libertà intellettuale. Il 17 febbraio 1600, quando è ancora buio, viene condotto nella piazza romana di Campo de' Fiori con la mordacchia, che gli impedisce di parlare, e messo a morte tra le fiamme. Tuttavia, malgrado la censura, i sequestri, le distruzioni, le copie dei suoi libri sono troppe perché l'Inquisizione possa farle scomparire. E l'ultima pagina, quella che scrive con il fuoco, è la più drammatica e la più duratura. Bruno ha ragione. Papa Clemente VIII, che lo manda al rogo, ha torto.
20,00 € 19,00 €

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