Libro: Libro in brossura
anno edizione: 2026
pagine: 216
È successo qualcosa di straordinario, che non è mai successo prima nella storia umana. Le immagini hanno smesso di essere soltanto guardate, hanno iniziato a guardarci direttamente: sulla terra ci sono ormai piú videocamere che esseri umani, e molte di queste non si limitano a registrare, ma interpretano ciò che vedono. Le immagini sintetiche sono strumenti all'interno di una battaglia per la nostra attenzione in cui la posta in gioco è la realtà stessa. Per questo, per capire il presente e cambiare il futuro, è fondamentale imparare a vedere come una macchina. Parola di uno dei maggiori artisti contemporanei, Trevor Paglen. L'avvento della visione artificiale rappresenta uno sviluppo epocale nella storia delle immagini, superando di gran lunga l'invenzione della prospettiva, e forse persino quella della fotografia. Il libro che avete in mano è una serie di dispacci scritti da un artista che, nel corso di vent'anni, ha avuto modo di osservare in prima linea questa rivoluzione. Un percorso tortuoso e avvincente che attraversa i mondi dell'informatica, dell'intelligenza artificiale, della semiotica e dell'economia politica, prima di addentrarsi in territori piú strani e oscuri: neuroscienze, magia di vario tipo, avvistamenti ufo, psyop, guerra elettronica, esperimenti di controllo mentale della Cia e cosmologie dell'Antico Testamento. Un'esplorazione del vasto universo della cultura visuale contemporanea, che include allo stesso tempo bombe intelligenti, sistemi di sorveglianza automatizzati e meme similfotografici di papi vestiti Balenciaga, di presidenti in veste papale e di generali in veste imperiale. Le visioni artificiali in cui ormai siamo immersi giocano con la nostra percezione, la ingannano, arrivando a rimodellare il mondo secondo gli scopi per cui sono state progettate. Le macchine che ci guardano plasmano il reale, lo semplificano, lo appiattiscono rendendolo conforme alla logica ottimizzata delle merci, del controllo poliziesco e della guerra. Sulla scia dell'industria della scienza alimentare che ci ha regalato i Doritos, un prodotto ingegnerizzato per un'attivazione soprannaturale delle papille gustative, ci ritroviamo in un mondo in cui i media danno sempre piú assuefazione, gli algoritmi agiscono con una precisione perturbante e il confine tra percezione, realtà e manipolazione si è dissolto. Le immagini hanno cosí smesso di essere segni, allegorie o metafore, per diventare stimoli che innescano risposte automatizzate, preconsce o emotive. E noi, per cercare di resistere, dobbiamo allora smettere di chiederci «Che cosa ci dice questa immagine?» per porci una domanda ben piú inquietante: «Che cosa ci fa questa immagine?».