Libro: Libro rilegato
anno edizione: 2026
pagine: 168
«Perché scrivo?» Per provare a rispondere a questa domanda Miriam Toews fruga nei suoi immaginari manoscritti di bambina, fra le parole di altri scrittori, dentro le lettere a una sorella ammutolita, fra tornei di Scarabeo, viaggi in bicicletta per l'Europa, passeggiate sul fiume ghiacciato: una miriade di ricordi ora divertenti ora dolorosissimi - piú spesso l'una e l'altra cosa insieme. E giunge alla inevitabile conclusione che chiedersi «perché scrivo?» è come tentare di racchiudere tutti i venti del mondo in un museo. Invitata a partecipare a una Conversación a Città del Messico nell'aprile del 2023, Miriam Toews si trova a dover produrre un testo sul tema fissato dal Comité per quell'edizione, e il tema è «perché scrivo?» La ricerca di una risposta innesca un profondo dialogo interiore, ora esilarante ora struggente, e avvia un percorso labirintico intorno al senso della scrittura e alle sue connessioni con la vita («Perché scrivi? Perché vivi?») e con la morte («Scrivere è forse l'alternativa accettabile al suicidio?») Ne nasce un caleidoscopio di scritture diverse, dalle lettere agli aneddoti, dalle citazioni ai frammenti di ricerca, e ovunque, intrecciati all'indagine del processo creativo e narrati con implacabile ironia, pezzi di memoria personale che mettono a nudo l'intimità della vita famigliare, con le sue tenerezze, le sue risate e le ineffabili voragini che vi si sono aperte. Bando alle divagazioni, la ammonisce il direttore del Comité, «si limiti a rispondere alla domanda: Perché scrivo? Per quale ragione?» E invece Toews scrive di una moffetta con le turbe che cerca a piú riprese di infilarsi in casa, di una gita in barca in cui avevano perso la barca, di un ex marito che rivendica anni delle sue royalties, di una madre morente ma indomita e imbattibile a Scarabeo, di un panino al prosciutto ordinato dal padre poco prima di morire e mai consumato. Scrive del freddo e del ghiaccio, di figli e nipoti, del sogno ricorrente di uno sparo ravvicinato in un lungo corridoio bianco. Scrive del vento, di tutti i venti del mondo, e del progetto di radunarli in un unico museo. E infine scrive del silenzio, quello con cui sua sorella ha scandito a lungo la sua vita e infine la sua morte; il silenzio contro cui Miriam ha brandito la parola scritta in infinite lettere d'amore per tentare di trattenerla fra i vivi. Scrivere per salvare, dunque? Scrivere per ricordare? Scrivere per scrivere? «Silenzio. Suicidio. Scrittura. All'interno di ciascuno, teniamo duro». La ricompensa è una tregua, forse, che tuttavia non è pace.