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Gramma Feltrinelli

Tutti i libri editi da Gramma Feltrinelli

Le città del mondo

Libro: Libro in brossura
anno edizione: 2024
pagine: 304
Quante sono le città della nostra vita, e che cosa rappresentano? Questo libro è un viaggio nel tempo e nello spazio: dagli angeli sulle rovine di Bruxelles al sole elettrico di Battipaglia, dalla stanza dei bottoni di Washington alla madre dell’Italia infeconda di Veio, dai tizzoni bruciati di Volgograd alle sapienze perdute di Atene. Eraldo Affinati è un maestro della toponomastica lirica. Ha raccolto trecento città del mondo: conosciute, sognate, inventate, tutte descritte ed evocate in brevi ritratti di grande concisione fantastica e affettuosa adesione sentimentale, nei quali i lettori potranno riconoscere le proprie stesse preferenze e idiosincrasie, in un gioco di riflessi capace di favorire e moltiplicare le connessioni interiori. Ogni descrizione di città è un romanzo in miniatura. Ogni sezione è introdotta da un corsivo che racconta una città-guida: Charkiv, sconvolta dal recente conflitto russo-ucraino, nel fantasma della Seconda guerra mondiale; Venezia, segnata dal dolore della bellezza; Roma, caput mundi. Ci si può perdere nella polvere mesopotamica di Babilonia, tra le galline senza cresta di Acchiappa-citrulli, sulle tracce di Anguilla a Yuma, nei promontori di Rosberg a Fulgor. Il prologo è a New York, matrice urbana della modernità sfregiata e ricostruita, città simbolo con una costante vocazione alla decadenza; l’epilogo invece è a Gerusalemme, in grado di riassumere, nella sua storia splendida e drammatica, tutti i grovigli irrisolti del mondo. Le città del mondo è un libro che appassiona sin dalle prime righe, un labirinto magico nel quale si è felici di perdersi.
19,00 € 18,05 €

Afghanistan. Dove muoiono gli imperi

Libro: Libro in brossura
anno edizione: 2026
pagine: 304
Un'attrazione fatale risucchia i grandi imperi moderni in un luogo remoto e senza importanza nel centro dell'Asia, lungo quella che un tempo era la Via della Seta: l'Afghanistan. Un paese che non ha grandi ricchezze naturali, un'economia ferma al Medioevo, un mosaico di tribù guerriere votate a un islam fanatico. Eppure, prima l'Inghilterra imperiale, poi l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti hanno dilapidato uomini, denaro e credibilità sulle montagne afghane. Lì sono stati ideati gli attentati dell'11 settembre e lì si è conclusa la sanguinosa epopea di Osama bin Laden, il miliardario inventore del terrorismo globale. Due date hanno segnato la fine del Novecento e l'avvio del nuovo millennio: il 15 febbraio 1989, con il ritiro dell'ultimo soldato sovietico, e il 30 agosto 2021, con il decollo dall'aeroporto della capitale afghana dell'ultimo aereo militare statunitense. Afghanistan. Dove muoiono gli imperi è l'autopsia di un doppio disastro popolato di protagonisti e comprimari, Brežnev e Bush, Gorbacëv e Obama, Mas‘ud, il Leone del Panjshir, e Omar, la Guida dei credenti, politicanti miopi e generali incapaci, mullah implacabili e islamisti fanatici, specnaz, marines, la legione straniera islamica, mujaheddin e talebani, che hanno incendiato i mille fuochi dei califfati, in un travolgente accavallarsi di battaglie e pulizie etniche, oppio e droni, donne velate e guerriglieri in ciabatte, corruzione e martirio… E di luoghi: il Khyber Pass, Peshawar, Herat, Kabul con i suoi cieli infiniti… Afghanistan: tra le sue montagne è cominciata l'agonia dell'Unione Sovietica; nelle sue gole ha avuto inizio l'era del Grande Disordine internazionale; nei suoi luoghi – il Khyber Pass, Peshawar, Herat, Kabul – si è affermata l'epopea di jihadisti nemici della modernità, seguaci di un islamismo intriso di fierezza nazionale. Un paese all'origine dei maggiori conflitti della nostra epoca raccontato da un grande reporter di guerra.
20,00 € 19,00 €

Il libro degli amici

Libro: Libro in brossura
anno edizione: 2026
pagine: 368
Autore di feroci pamphlet contro l'impostura dell'avanguardia contemporanea, Jean Clair è stato anche colui che, sin dagli ultimi decenni del secolo scorso, ha dato voce all'opera di pittori e scultori che hanno cercato di riportare in vita il corpo dilaniato dell'arte. Artisti come Arikha, Bacon, Balthus, Freud, Giacometti, Hockney, che hanno osato riproporre il mistero del visibile proprio dell'arte mentre proliferavano performance e “prodotti artistici” in cui non restava più nulla del vedere e del pensare, ma soltanto un insensato e a volte immondo sentire. Nelle osservazioni di Jean Clair, questi pittori e scultori trovavano, come scrive Monica Ferrando nell'introduzione al volume, il viatico e il talismano per il loro operare. Clair non si è, però, limitato a difendere solo le loro ragioni, ha infatti sempre cercato qualcosa di più importante che occuparsi delle loro opere: il compito comune tra l'autentica riflessione sull'arte e l'arte stessa, tra il pensare e il vedere, tra la parola e il concreto agire artistico era ciò che gli stava a cuore. E l'esito di questa ricerca non poteva che approdare alla più alta forma di koinonia: l'amicizia, la philia che secondo le parole di Platone tiene insieme cielo e terra. Il libro degli amici è, innanzitutto, la memoria di questa koinonia, di questa condivisione di ciò che è in gioco nell'arte e nel pensiero, che Jean Clair sperimenta con gli artisti da lui amati. Pensieri, conversazioni, incontri con artisti come Bacon, Balthus, Hockney, Cartier-Bresson e altri diventano così una mappa irrinunciabile della pittura, della fotografia e della scultura del secondo Novecento e del nostro tempo che Clair ci restituisce, in questo libro, con impagabile maestria.
25,00 € 23,75 €

L'affaire Tortora

Libro: Libro in brossura
anno edizione: 2026
pagine: 256
Il caso Tortora non è solo un errore giudiziario con un'appendice politica. È anche – non meno del caso Moro, che lo precede di pochi anni – un grande dramma allegorico in cui si specchia l'Italia in un momento cruciale della sua storia, e in cui si cominciano a intravedere i lineamenti della sua fisionomia attuale. In un racconto che si snoda come una catena serrata di note a margine e divagazioni, L'affaire Tortora ripercorre tutta la parabola del caso, dall'arresto nel giugno del 1983 alla morte del presentatore nel maggio del 1988, per metterne in luce gli aspetti giudiziari, politici, culturali, linguistici, sociali, antropologici. Lo fa interrogando con minuzia filologica documenti insoliti e per lo più trascurati: ritagli di giornale, carteggi, memoriali, fotografie, perfino le poesie dei camorristi pentiti. Al centro sta la figura tragica di Enzo Tortora: personaggio televisivo di enorme successo, sì, ma anche l'ultima, attardata sopravvivenza di un'idea d'Italia a lungo accarezzata e mai veramente realizzata. Il suo Portobello era un salotto gozzaniano di “buone cose di pessimo gusto” messe all'incanto, un magazzino di mitologie umbertine sul punto di essere sgomberato dal trionfo di quella televisione commerciale che Tortora più di ogni altro aveva contribuito a far nascere. Accusato di essere camorrista e spacciatore, questo coltissimo gentilhomme d'altri tempi sopravvisse tenendosi stretto al suo albero maestro: la letteratura. Sofocle, Manzoni e Joseph Roth lo aiutarono a trovare le parole per nominare l'assurdo che lo stava travolgendo. Ma L'affaire Tortora non è solo la tragedia di un uomo. Guido Vitiello mostra che il caso fu la primizia, il sacrificio di fondazione dell'Italia in cui viviamo: un paese in cui quello strano spettacolo feroce che chiamiamo pigramente “circo mediatico-giudiziario” è diventato il nostro fait social total per eccellenza, la goccia in cui si riflettono tutti i nostri mali.
19,00 € 18,05 €

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