Il giovane Filolachete approfitta dell’assenza del padre Teopropide, in Egitto per affari, per trasformare la casa di famiglia in un dispendioso e disordinato carnevale, tra bagordi, cibo raffinato, vino e tanto amore per la bella Filemazia, per l’affrancamento della quale si è indebitato fino al collo. Quando però Teopropide ritorna all’improvviso dall’Egitto, il servus callidus Tranione, per evitare che il pater familias scopra in che baratro è precipitato il figlio, inventa una storia surreale: sostiene che la casa sia infestata da un fantasma inferocito per un cupo delitto avvenuto sessant’anni prima. Tra equivoci, urla, porte sprangate e usurai ossessionati dal denaro, il povero padre viene continuamente travolto da nuove e sempre più improbabili bugie del servo. Solo l’intervento di Callidamate, amico fedele di Filolachete, come un deus ex machina rimetterà ordine nel caos. La Mostellaria è una commedia scatenata, in cui la tradizionale autorità del pater familias e la severità del mos maiorum vengono allegramente messe in discussione, e la casa “infestata” diventa il simbolo di errori educativi, di perdite di controllo e di follie giovanili molto umane, ma anche irresistibilmente comiche.