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La sera della vita. Elogio della vecchiaia in un'epoca al tramonto

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La sera della vita. Elogio della vecchiaia in un'epoca al tramonto
Titolo La sera della vita. Elogio della vecchiaia in un'epoca al tramonto
Autore
Collana La cultura
Editore Il Saggiatore
Formato
Formato Libro Libro: Libro in brossura
Pagine 240
Pubblicazione 10/2026
ISBN 9788842835981
 
18,00 € 17,10 €
 
Risparmi: €  0,90 (sconto 5%)
Prossima pubblicazione, disponibile dal 02-10-2026

 
Fino a ieri, la vecchiaia ha rappresentato una fase fondamentale della vita: il momento della parabola di ognuno in cui la linea dell’esistenza si curvava, coincidendo con un ritiro progressivo dalle attività e con una preparazione alla fine; un’ultima stagione di riflessione, consapevolezza e trasmissione del sapere. Oggi invece, in un’epoca dominata dal culto dello sviluppo perpetuo e della giovinezza a tutti i costi, è diventata un tabù. La società esalta l’ascesa costante e impone di vivere la «sera della vita» come un eterno mattino, derubricandola a incidente di percorso da occultare. Ma cosa stiamo davvero perdendo rinunciando a questa esperienza? Attingendo dall’antico mito esiodeo dell’età del ferro e da quello induista del Kali Yuga, e dialogando con le visioni di Kafka, Benjamin, Brecht, Jung, Panikkar e Rilke, Paulo Barone riflette su come, a furia di accelerare per sfuggire al tempo, abbiamo finito per consumarlo: ogni forma vivente, istituzione o idea nasce già vecchia, proiettata nel futuro. Esaurita ogni meta possibile, restiamo oggi prigionieri dell’impulso ad avanzare, a produrre, con la sensazione di una vita mai veramente vissuta, in un tempo percepito come perennemente prossimo a concludersi. Eppure Paulo Barone ci mostra che, mentre l’evanescenza dei nostri giorni sembra condannare tutto ciò che richiede una lenta maturazione, al contempo essa può rivelarsi una benedizione per l’istante unico e irripetibile: imparare a nutrirsi di questi attimi può significare allora sfuggire alla trappola dell’accelerazione. La sera della vita ci invita a ripensare il limite, la caducità e la precarietà non come ostacoli, ma in quanto spazi di senso e pienezza; a imparare a sostare nel presente che si dissolve, accogliendone la fragilità. Perché c’è una felicità sconvolgente in ciò che tramonta: una felicità che può lasciare attoniti e finalmente liberati.
 

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