Regno maschile, club per soli uomini, territorio inesplorato: questo è il mondo della finanza a fine anni Sessanta. Se i lupi di Wall Street cominciano proprio ora ad affilare le zanne, delle lupe, invece, non c’è quasi traccia. La sola cosa femminile nei paraggi è la metafora secondo cui l’andamento del mercato segue gli orli delle gonne: tutti e due continuano inesorabilmente – vertiginosamente – a salire. Le prime donne arrivano in silenzio, un po’ di soppiatto, dal Queens o dal Bronx: sono segretarie e analiste, ragazze che desiderano essere indipendenti, pagarsi l’affitto. Poi, è il turno delle studentesse: da facoltà che non le vogliono, da università che le ammettono solo in numeri ridottissimi. E, una volta conquistato l’ambito titolo, la strada è comunque in salita. Qualcuna, invitata a parlare in uno di quei circoli che vieta l’accesso alle persone di sesso femminile, deve entrare dalla scala antincendio e, a conferenza finita, andarsene da dove è venuta. Qualcun’altra è oggetto di costanti avances, costretta a recarsi in ufficio scortata da poliziotti che allontanino la folla (e le mani) dei curiosi. Altre ancora nascondono il proprio nome dietro iniziali puntate, per non danneggiare ciò che faticosamente hanno costruito. Eppure, nonostante tutto, non smetteranno mai di puntare a quelle stanze che non sono progettate per loro. In un libro traboccante di storie, Paulina Bren concentra il suo talento di narratrice su quel famigerato chilometro quadrato di Lower Manhattan, raccontandoci l’avventura di una manciata di donne rivoluzionarie che osarono dare l’assalto a una delle ultime roccaforti maschili: la Borsa di New York.