Keith Richards non ha semplicemente vissuto il rock: lo ha incarnato, consumato, sfidato fino ai suoi limiti estremi. Eppure, ridurre la sua storia a una sequenza di eccessi significa perdere il punto essenziale. Perché nella sua vita ogni caduta, ogni amore, ogni eccesso si è trasformato in suono. Dall’incontro decisivo con Mick Jagger che diede vita ai Rolling Stones, Richards costruisce un linguaggio musicale unico, fatto di riff essenziali e ritmo viscerale. Ma mentre il successo cresce, aumenta il caos: droghe, arresti, relazioni turbolente. E proprio lì, nel disordine, prende forma una delle musiche più influenti del Novecento. Accanto a Keith, figure fondamentali come Anita Pallenberg e Patti Hansen segnano due poli opposti della sua esistenza: distruzione e salvezza, abisso e rinascita. La sua vita è il laboratorio emotivo da cui nascono canzoni, atmosfere, intuizioni. Luca Garrò racconta Keith Richards come un paradosso vivente: fragile e indistruttibile, anarchico e disciplinato, istintivo ma profondamente consapevole del proprio ruolo artistico. Un uomo che ha trasformato l’entropia in ritmo e la sopravvivenza in arte. Perché il segreto del chitarrista dei Rolling Stones non è solo aver scritto alcune delle canzoni più iconiche della storia del rock. È aver dimostrato che, a volte, la musica migliore nasce proprio sul confine tra autodistruzione e creazione.