L’era Heisei (1989-2019) è stata per il Giappone un periodo di boom economico e poi di ansia generalizzata per l’avvicinarsi del nuovo millennio. È stata, nella sua prima metà, anche l’era dei grandi detective, geni solitari che uscivano dall’ombra per risolvere misteri impossibili attraverso la pura logica, senza alcun aiuto da parte della polizia, e che in poco tempo diventarono idoli celebrati dai media e accolti con ammirazione ovunque andassero. Ma quell’età dell’oro è ormai lontana e oggi, nell’epoca degli influencer, sui social media c’è addirittura chi accusa i grandi detective di essersi posti al di sopra della legge e di aver rovinato la vita di altri comuni cittadini. È così che Gokotai Kaze è costretto a tornare dal suo prepensionamento per riunirsi con Narumiya Yugure, sua assistente di un tempo, e tentare di riabilitare il suo nome. Entrambi ormai cinquantenni in piena crisi di mezza età, i due partono per riesaminare i sei casi che un tempo li hanno resi delle leggende. Ma quello che inizia come un tranquillo viaggio dei ricordi si trasforma ben presto in un’avvincente, benché ironica, esplorazione delle dinamiche tossiche della società giapponese degli anni Novanta e del pericoloso carisma di coloro che un tempo venivano chiamati eroi.