La storia recente del mondo è caratterizzata da una dimensione di violenza tanto più inaudita e imprevedibile perché commessa nel nome di dio e delle scritture. In questo piccolo libro lungimirante e prezioso, Jan Assmann si chiede se esista una violenza intrinseca del discorso religioso monoteista. Rileggendo l'Antico Testamento, l'autore ritrova la radice storica di questa violenza soprattutto nel carattere esclusivo dell'unico dio e nell'immagine consolidata di una divinità irosa e punitiva. E tuttavia Assmann contesta che la violenza sia una conseguenza obbligata del monoteismo, per concluderne che essa nasce, piuttosto, dall'uso che della religione è stato fatto in senso politico e fondamentalista. A introdurre il libro, le belle pagine di Christian Greco.