La scuola e la formazione, la tecnica e il progresso, la morte e il tempo, la città e la politica, la felicità e la vita ideale: sono i temi – potremmo dire “i fondamentali” – che Ivano Dionigi indaga in queste pagine, in un confronto ravvicinato tra antico e presente. Non senza sorpresa il lettore scoprirà che gli squilibri e i capovolgimenti che oggi ci disorientano – la forza che prevale sul diritto, la tecnologia sull’umanesimo, il progresso sul destino individuale, l’illimitato sul limite, l’etnia sulla cittadinanza – affondano le radici nelle parole dei classici, dove si ritrovano e si compongono grazie a una duplice e irriducibile specificità: la pratica dell’ars dubitandi e il primato della politica. In tempi di monoteismo tecnologico, quella lezione ci interpella e ci ammonisce che noi siamo fatti di una “deviazione” (il clinamen di Lucrezio), di un “legno storto” che nessuna Intelligenza Artificiale, anche se più potente di noi, potrà raddrizzare perfettamente. Una diversità, la nostra, che ci assicura il bene più prezioso: la libertà.