Dalla sua vita di converso nell'ordine dei Carmelitani scalzi, fatta di preghiera e umile lavoro nelle cucine, Fra Lorenzo (1614-1691) ha distillato questo florilegio di massime, in cui si fa testimone e divulgatore della pratica della presenza di Dio: la ricerca di un dialogo silenzioso con il Creatore, che non si esaurisce nel momento della meditazione, ma investe tutte le attività quotidiane, anche le più semplici. Per coltivare questa relazione intima con il divino occorre allontanarsi dal frastuono del mondo, ritirarsi nel proprio «tempio interiore» e, attraverso un cammino di purificazione, raggiungere uno stato di abbandono fiducioso e totale. È una condizione che richiama i grandi mistici, da Teresa d'Avila a Giovanni della Croce, ma che secondo Fra Lorenzo è alla portata di ogni uomo disposto ad aprire il cuore e la mente a Dio e a trasformare qualsiasi gesto in un atto d'amore. Annoverato tra i classici della devozione cristiana, il testo di Fra Lorenzo è considerato da papa Leone XIV una fonte costante di ispirazione per la propria vita spirituale.