Parigi 1899, il pittore scandaloso della Belle Époque Henri de Toulouse-Lautrec è giunto al capolinea. Di rango benestante, viveur appassionato frequentatore di teatri, bordelli, café chantant e bettole dei bassifondi parigini, gli stessi che con tutta l’umanità stanca e dolente entrano nei suoi quadri e nei suoi manifesti pubblicitari. «Nano» deforme, si sta consumando nell’alcol e nella dissolutezza, tra donne e gentaccia con cui sperpera il patrimonio di famiglia. Una mattina di febbraio Lautrec, in preda a un attacco di delirium tremens per le strade di Montmartre, viene raccolto da terra semisvenuto e portato in un bordello. Lì le prostitute, che lo conoscono, provano a prendersi cura di lui, mentre la deliziosa ballerina dai capelli rossi che il giorno prima aveva rifiutato le sue attenzioni tenta in tutti i modi di evitargli lo scandalo e il manicomio, cercando di mettersi in contatto con il cugino di Monsieur Henri che abita dall’altro lato della città, l’unico che può metterlo in salvo. Inizia una giostra di avvenimenti incalzanti in cui si agitano poliziotti, giornalisti, medici e una moltitudine di destini che popolano gli anelli più ai margini della società. Un romanzo corale in cui ciascuno dei personaggi interpreta la propria commedia atroce sullo sfondo di una Parigi sporca di fumo e avvolta dalla nebbia che diventa da sé protagonista con i colori dei suoi quartieri, il circo, i teatri, l’ebbrezza dell’arte e la fame di vita, e gli odori di assenzio, delle bettole umide e affollate, dei sudori dei corpi.