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Mondadori: Lo specchio

Tutte le nostre collane

L'amore da vecchia

Libro: Libro in brossura
editore: Mondadori
anno edizione: 2022
pagine: 160
In questi nuovi versi, vivaci e freschissimi, quasi con ironia a dispetto del titolo che li presenta, Vivian Lamarque torna ai lettori con un'opera ricca di impressioni e memoria, di vicende e presagi, che si susseguono come nelle scene di un ampio, libero film. Sono poesie in cui l'autrice si affaccia alle immagini del sempre più frequente insorgere del ricordo e all'apparire anche di volti familiari, riuscendo comunque a conservare intatta la propria vitale attitudine ad aprirsi all'incanto e agli spunti più vari dell'immaginazione. Lamarque ragiona poeticamente sul «fascino discreto degli amori non corrisposti», sull'idea dell'amore «inventato», propone narrazioni, in un'ampia, sorprendente mitologia personale che chiama a raccolta il grande cinema e grandi poeti (da Orazio e Virgilio, con riferimenti a Pascoli e Saba, Penna e Caproni). Si esprime coinvolgendo una realtà animale e vegetale, o la città con i suoi riti anche quotidiani, e poi luoghi di mare, viaggi, ricognizioni sensibilissime in uno spazio/tempo autobiografico. Introduce, con il garbo che le è consueto, pensieri sul senso stesso e sulla natura della poesia in un percorso di consapevolezza nel cuore dell'esperienza. Ma è ben presente, in "L'amore da vecchia", un generale senso di provvisorietà del vivere, che porta in sé la coscienza pervasiva del futuro, inevitabile nulla, del non esserci più, fino al momento del nostro «ultimo pensiero». E a tutto questo si aggiunge, nell'età dell'inverno, di cui l'autrice sente il progredire, l'attenzione al presente, con le sue nuove, impreviste minacce. Lamarque muove i suoi passi con una felice varietà di soluzioni espressive, passando da componimenti fittamente prosastici ad altri più sottilmente e sempre incisivamente scanditi, conservando gli accenti di raffinato tono colloquiale in cui si manifesta un lirico senso di pacata e umanissima saggezza.
18,00 € 17,10 €

Canti I-VII

Libro: Libro in brossura
editore: Mondadori
anno edizione: 2022
pagine: 132
Con la traduzione di una poetessa d'oggi, Patrizia Valduga, eccoci ricondotti alla geniale opera di un autore tra i maggiori e più influenti dell'intero Novecento letterario: i Cantos di Ezra Pound. I cinquant'anni dalla sua scomparsa sono il pretesto per tornare alla «fucina del Gran Fabbro», secondo il titolo del saggio di Giovanni Raboni, qui proposto come introduzione, che ne indica alcune delle linee essenziali. Soprattutto la formidabile inclusività della proposta del poeta americano, capace di instaurare, a differenza di ogni tendenza a un verticale linguaggio lirico assoluto, vivi rapporti con la realtà, rapporti «di integrazione, fecondazione e "corruzione" reciproche», includendo in sé, «nelle proprie strutture formali, quanta più realtà possibile»: un progetto che si è in seguito rivelato decisivo nei percorsi della poesia di varie letterature. Nei Cantos, opera a cui lavorò dal 1917 fino agli ultimi giorni di vita, Pound realizzò una sorta di enciclopedia poetica liberamente costruita. Il testo presenta infatti un tessuto plurilinguistico che affonda le sue radici in un sostrato letterario fatto di opere di ogni tempo e luogo, a partire dai poemi omerici e dai testi dei trovatori, e appare genialmente ricco di assorbite citazioni, nelle quali si compongono in modo organico i registri più vari, dall'aulico al gergale, persino con ideogrammi e inserti da spartiti musicali. Un procedere compositivo divenuto riferimento e modello ineludibile per gran parte della poesia sperimentale (e non solo) nella seconda metà del Novecento anche in Italia. Un capolavoro ineguagliabile, quello di Ezra Pound, al quale con personalità e passione si è dedicata Patrizia Valduga che, sorretta da finezza interpretativa e di gusto e da personali scelte stilistiche e lessicali, ha deciso di riproporne nella nostra lingua i primi sette canti. Troviamo anche, in queste pagine, l'esito dell'approfondito studio compiuto dalla traduttrice sui Cantos, documentato da una sostanziale presenza di note a commento del testo e della traduzione. Un apparato, fondato anche sulla consultazione di importanti e storici contributi di studiosi poundiani, che testimonia quanto l'indagine delle radici dell'opera di Pound e la lettura sistematica delle sue fonti siano state imprescindibili per poter tradurre e offrire un'analisi non superficiale di un testo tanto particolare e complesso, di un poema quanto mai ricco di precisi riferimenti culturali e storici, di elementi strutturali interni che ne rendono ulteriormente denso, multiforme e materico il formidabile e coinvolgente spessore poetico.
18,00 € 17,10 €

Poeti d'Ucraina

Libro: Libro in brossura
editore: Mondadori
anno edizione: 2022
pagine: 264
Questo “numero monografico” dello Specchio è interamente dedicato alla poesia ucraina d’oggi e alla sua diversa posizione di fronte alla storia recente: dal 1986, anno del disastro di Cernobyl, attraverso il crollo dell’URSS, la rivoluzione arancione e Euromaidan fino all’assedio di Mariupol. Il volume dà conto di un’esperienza poetica ricca così come della varietà di esperienze degli ucraini contemporanei: contiene infatti voci di poeti che in patria scrivono in ucraino o in russo, e voci dell’emigrazione. La curatela è affidata a Yaryna Grusha e Alessandro Achilli, docenti di letteratura ucraina alla Statale di Milano e all’università di Cagliari.
20,00 € 19,00 €

Nessuno veda nessuno

Libro: Libro in brossura
editore: Mondadori
anno edizione: 2022
pagine: 136
In un ampio e articolato ventaglio di temi e situazioni, tra presente e memoria, non solo personale, nella testimonianza attiva di uno sguardo aperto sulle molte trame che compongono un'umana vicenda, Biancamaria Frabotta realizza questa sua nuova, densissima opera. In "Nessuno veda nessuno" appaiono personaggi vari e anche figure anonime, volti di poeti che ritornano alla mente, compagni di strada che si ripropongono, come in un sorprendente affresco, nel concreto e insieme lieve dettaglio dei loro tratti e caratteri. Frabotta si rivede fin dall'infanzia e dal suo entrare nel mondo, nella sensibile delicatezza delle immagini che emergono da una memoria sempre attiva, delle figure familiari che ne accompagnano il sentimento, e ragiona su quella «melma / del tempo che ci governa e affonda». Le realtà indagate sono dunque innumerevoli, nel progetto forte di un'umana vita, quello di uscire, giorno dopo giorno, da una desolante «cecità senza visione». La poesia di Frabotta respira ad ampio fiato in un vasto territorio, fitto di presenze e riferimenti, muovendosi dal nascere della passione d'impegno sociale e politico, svariando da Epicuro a Trakl, dalla stella Sirio all'Africa della filosofia Ubuntu, in una continua circolazione di umori. In questa esplorazione senza confini, in questa diffusa meditazione lirica, appare anche un luogo di respiro e pace, immerso nella quiete maremmana, in un dialogo, a volte commosso, con presenze spontanee e naturali. Eccoci allora nel campo di un poema composto di interni capitoli sottilmente tra loro connessi, nell'invito incessante ad aprirsi – nel tono e nella pronuncia di una pacata, matura saggezza sensibile – alla necessità di una concezione del vivere che sappia «non farci sentire soli nell'universo». Siamo dunque di fronte a pagine di una intensa densità materica di parola e pensiero, a una riflessione poetica articolata e inquieta sull'esistere, sulla sua condizione precaria, ma nondimeno mirabilmente molteplice.
15,00 € 14,25 €

De rerum natura di Lucrezio

Libro: Libro in brossura
editore: Mondadori
anno edizione: 2022
pagine: 544
Un grande classico – del pensiero, oltre che della letteratura – interpretato da uno dei maggiori poeti del nostro tempo: questo straordinario De rerum natura ci permette di tornare a Lucrezio con rinnovato sguardo. Milo De Angelis, lo racconta nell'Introduzione, ha portato a compimento la sua versione grazie a un sodalizio con l'autore coltivato assiduamente fin dalla giovinezza: una lunga fedeltà che gli ha permesso di rendere nella nostra lingua la potente complessità dell'esametro, in versi che ne ricreano fedelmente lo spirito e la tensione interna come non era finora mai avvenuto con tanta poetica adesione. Entriamo così in un percorso intellettuale che ci arriva da molto lontano nel tempo, ma che pure presenta, nel suo valore assoluto, elementi che si avvicinano a certi tratti della sensibilità, della stessa dimensione problematica dei nostri tempi. Troviamo nel poema di Lucrezio un pervasivo senso del nulla, insieme, peraltro, al senso stesso dell'infinito, in versi spesso di intonazione drammatica. L'autore afferma e ripete che «tutta la nostra vita si affanna nell'oscurità», che siamo come «bambini che tremano in mezzo alle tenebre cieche». Come scrive De Angelis, domina, in toni concitati, allucinati, una forma di "pathos esistenziale", con «la capacità di addentrarsi nei chiaroscuri dell'anima, di esplorare le zone più buie, inospitali, disabitate, vertiginose dell'esperienza umana» e con una «forza introspettiva vicina alla letteratura del nostro tempo». Ma non solo. Il grido di dolore di Lucrezio di fronte alla vanità del tutto e la sua sistematica razionale decostruzione delle idées reçues si stemperano qua e là in quadri di dolente e partecipe dolcezza: la giovenca che disperata cerca il vitello che le è stato sottratto per essere sacrificato agli dei è una delle immagini indimenticabili del poema. Lucrezio ci arriva dunque nei suoi passaggi spesso visionari, nei suoi interrogativi spesso aperti, con la formidabile attualità senza tempo di un vertice della meditazione poetica.
24,00 € 22,80 €

P.P.P. Poesie per Pasolini

Libro: Libro in brossura
editore: Mondadori
anno edizione: 2022
pagine: 204
Nessun poeta contemporaneo ha mosso le parole dei nostri poeti, nessuno è stato cantato in versi quanto Pier Paolo Pasolini. Omaggi, critiche, dialoghi, liti, derisioni, riconoscimenti, fedeltà, invettive, celebrazioni, anatemi: il "poeta delle Ceneri" ha costituito una fonte straordinariamente feconda d'ispirazione poetica. Ma dire la propria su Pasolini – e non fa differenza se per incensarlo o metterlo al muro – per molti ha significato e tuttora significa dire la propria anche sulla poesia in quanto tale, esplorare la tensione tra parole e cose, tra forma e vita, tra discorso e azione, tra il poeta (o il Poeta) e la poesia (o la Poesia). Poco meno di tutta la poesia italiana dal secondo dopoguerra a oggi - da Arbasino a Zanzotto - viene chiamata in causa da queste poesie e, tanto più, dal rapporto dei loro autori col poeta che è l'oggetto o il destinatario dei versi. Il che è un segno dell'assoluta centralità di Pasolini nelle vicende della nostra letteratura contemporanea, e una prova ulteriore, caso mai ce ne fosse bisogno, della sua dismisura. La maggior parte di queste poesie implica infatti un quadro di rapporti, diramazioni e intrecci – letterari, intellettuali, personali – non solo complesso ma vastissimo. Un po' come accade per Laura nel Canzoniere petrarchesco, anche le poesie che a Pasolini sono state dedicate si potrebbero dividere tra quelle in vita e quelle in morte del poeta. Si vedrebbe allora che le seconde sono più numerose delle prime, che queste ultime sono per lo più critiche (e in genere più rilevanti dal punto di vista degli argomenti poetici) e le altre il più delle volte partecipi, elogiative, e in qualche caso anche agiografiche. Eppure la questione non è così lineare, perché se il tema-Pasolini costituisce, in tutta l'estensione del termine, un tema-poesia, allora si vedrà anche che il discrimine segnato dalla morte, se in certi casi ha offuscato la vista e confuso le parole dei suoi mittenti poetici, in altri li ha aiutati a comprendere cosa fosse davvero in gioco nella sua ininterrotta belligeranza artistica ed esistenziale. Per questo gli omaggi in versi che gli sono stati tributati consistono in genere in una presa d'atto ch'è insieme un rendere atto, a Pasolini ovviamente, del suo tentativo di sovvertire le regole del gioco, d'impiegare la letteratura non come uno scudo ma come una spada, di aprire la porta per spingere la poesia al di là di se stessa, anche a costo di perderla. La maggioranza delle poesie di questa antologia testimonia anzitutto la gratitudine per questo suo impegno. E se nella sua vicenda si può riconoscere un significato anche sacrificale, questo sta tutto nel suo aver sacrificato la poesia e la letteratura (paradossalmente attraverso la poesia e letteratura stessa) in nome di qualcosa di diverso, la si chiami pure vita, o realtà, o magari poesia della vita, poesia della realtà. Non è un caso che chi gli ha dedicato i propri versi sia stato toccato, prima ancora che dalle sue idee particolari o dai singoli risultati espressivi, dal suo intendimento e dalla sua direzione, poetica o impoetica la si sia poi giudicata, ovvero dal suo nucleo estetico-poetico. Quello che i poeti hanno compreso e sentito più vicino è insomma ciò che Pasolini ha voluto 'fare'. Con tutte le sue buone riuscite e i suoi passi a vuoto, il Pasolini che esce da queste poesie è allora qualcuno che ha portato all'ordine del giorno quel che in fondo i poeti da sempre sanno, ma che, evidentemente, hanno bisogno di ripetersi sempre di nuovo: che al cospetto della realtà uno scrittore non può vivere col cuore in pace, dare per acquisiti il senso e l'efficacia dei suoi strumenti espressivi, trovare nella compiutezza estetica e formale la propria assoluzione. Questa tensione al fuori, questa spinta a disperdersi per ritrovarsi, è qualcosa di consustanziale alla poesia stessa, un elemento primario, basico, dell'arte poetica.
20,00 € 19,00 €

Apolide

Libro: Libro in brossura
editore: Mondadori
anno edizione: 2022
pagine: 112
Impervia e coinvolgente, già ben attiva in questi anni sulla scena letteraria con opere di narrativa e poesia, Mary B. Tolusso propone ora con "Apolide", testo organico e compatto seppure internamente articolato, un percorso poetico dove i momenti della quotidianità e della storia si manifestano nel loro incidere e rispecchiarsi nei destini individuali. Il poeta ne registra la presenza con un senso di precarietà, di turbata inappartenenza, di problematica estraneità del soggetto lirico, già in parte svelata dal titolo. Chi prende la parola si esprime nel desiderio o nel timore di «ridursi all'essenziale», alla semplicità elementare dell'esserci; e questo avvertendo, passo dopo passo, la desolante concretezza del corpo, la materialità a volte sinistra delle cose e dell'umana esperienza. Tolusso realizza ogni singola sezione, ogni singolo componimento, arricchendo il percorso di precisi riferimenti culturali, attraverso un'energia espressiva a volte anche utilmente violenta, in una fitta, ispida presenza di dati, di figure e situazioni di animali e umani, in un insieme al tempo stesso trasparente e misterioso. Veglia e sonno, con frequenti presagi di morte, entrano sulla pagina attraverso le modalità di un dire spesso drammatico, tra recitativo e moderato canto, nell'incisività tagliente della pronuncia. Dunque un dire che, nella freddezza (solo apparente) dei toni, riesce ad avvincere, a trasmettere vibrazioni intellettuali ed emozioni cangianti. Impressioni perciò mai univoche, nella lettura della verità «indecente» del vissuto, di una quotidianità continuamente increspata, trasfigurata da una tensione morale che invita a osservare la complessità spesso ingannevole del reale. Efficace è in tutto questo l'identità di uno stile funzionale e libero, capace di alternare la prosa poetica al verso, in un composito ritmo musicale, nell'addensarsi di pensiero e visioni, fra opacità dell'esperienza e veloci impennate definitorie. "Apolide" è un'opera il cui deciso carattere, nella visione delle cose e nella forza della parola poetica, si pone come una rilevante novità nel panorama della poesia d'oggi.
16,00 € 15,20 €

Le occasioni

Libro: Libro in brossura
editore: Mondadori
anno edizione: 2018
pagine: 282
Dopo il grande esordio di "Ossi di seppia", con "Le occasioni" (1939) Eugenio Montale compiva un altro passo decisivo nel movimento della poesia novecentesca, introducendo modalità espressive capaci di imporsi come esempio imprescindibile, quasi come una nuova grammatica della ricerca poetica. Lo scrive Luigi Blasucci: «con Montale si assiste non solo a un arricchimento del lessico poetico nell'ambito della realtà naturale, ma a un'estensione di quel lessico al mondo degli oggetti, artigianali, meccanici o tecnologici; quegli oggetti, grandi e piccoli, che popolano la nostra quotidianità di moderni e che Montale è riuscito per primo a guadagnare alla dicibilità poetica: dal rimorchiatore alla petroliera, dalla matita delle labbra all'orologio da polso». Il poeta realizza dunque un'operazione potentemente inclusiva, e cioè quella «immissione del reale anche umile nel lessico aristocratico e schivo della nostra poesia, e più propriamente della nostra poesia lirica: un processo iniziatosi con la letteratura romantica e proseguito con varietà di motivazioni letterarie, ma con continuità di direzione, nella poesia del secondo Ottocento e del primo Novecento». Eppure, e a segnalarlo è Vittorio Sereni, l'eco delle sue parole lascia in noi «una memoria d'assoluto. Montale è il primo poeta nostro che abbia saputo rivelare, attraverso la propria intima problematicità, tutte le risorse di poesia che il nostro mondo moderno racchiude». Capolavoro della poesia mondiale, "Le occasioni" è qui accompagnato da un ampio commento di Tiziana de Rogatis, che ci consente di entrare nel vivo del dettaglio, di perlustrare a fondo il testo, ricavandone sempre nuove scoperte di senso, sempre più aperte emozioni. Con un saggio di Luigi Blasucci e uno scritto di Vittorio Sereni.
20,00 € 19,00 €

Tutte le poesie (1971-2017)

Libro: Libro in brossura
editore: Mondadori
anno edizione: 2018
pagine: 440
È un lungo, coinvolgente percorso quello in cui ci guida la voce di Biancamaria Frabotta, un percorso di decenni tra i più solidi e duraturi della nostra poesia d'oggi. Nella classica compostezza della sua pronuncia, questa poetessa, tanto amabile e riflessiva, passa dal giovanile ardore, dall'ideologica passione degli esordi, ai mutamenti, lievi quanto essenziali e profondi, di una personale avventura, dentro le lacerazioni e le delusioni dell'epoca, per approdare a un vivo e paziente sentimento dell'esserci. E tutto questo nella luce della poesia, che è il più alto momento di sintesi a sua disposizione e che si evolve nelle progressioni di un viaggio, nella sua bellissima viandanza. Una vicenda poetica, quella di Biancamaria Frabotta, che si muove, sempre in pieno equilibrio di linguaggio e toni, alla ricerca, anche, della meraviglia semplice, nella felice perlustrazione, sempre più fitta, dell'apparentemente minimo o marginale. Fino alla fiducia in una realtà più domestica e del sentimento, quella che troviamo in La pianta del pane che, come scrive Roberto Deidier nella sua limpida postfazione, «è una stanza nuziale ampliata a dismisura, [...] la proiezione della propria identità nello sguardo dell'altro». Ma la piana coerenza di questa autrice trova conferma nell'umanissima, antiretorica saggezza del più recente "Da mani mortali" e nella raccolta, dove si accentua l'adesione aperta alla «serena confidenza / delle cose», che non potrà non coincidere con una piena adesione del lettore alla bellezza saggia e impeccabile, pacata e pure cangiante dell'opera di Biancamaria Frabotta. Nota biobibliografica di Carmelo Princiotta.
20,00 € 19,00 €

Madre d'inverno

Madre d'inverno

Libro: Libro in brossura
editore: Mondadori
anno edizione: 2016
pagine: 138
Vivian Lamarque possiede una rarissima dote: quella di rendere lievi e trasparenti i temi e gli strappi dell'emozione più complessi e profondi. E di comunicarne le tracce e gli esiti con la grazia sottile della sua impeccabile 'petite musique'. Ne aveva dato prove nelle opere precedenti e lo conferma in questo nuovo libro, dove già dal titolo," Madre d'inverno", indica il percorso centrale di una raccolta che riesce comunque a svilupparsi in varie direzioni. L'idea e la figura materna, dunque, vissuta nel trauma originario - accettato con sapienza eppure inguaribile, nel paradosso e nel dolore - della sua doppia immagine, quella della madre biologica e quella della madre adottiva. In uno scenario aperto e sofferto, fitto di elementi di una concretissima realtà quotidiana, dove si intessono frammenti di dialogo e schegge di parlato, si passa da una iniziale sequenza ospedaliera a una serie di versi in cui si realizza una sorta di postumo colloquio con la figura materna. Rispetto alla quale il coinvolgimento del lettore scatta immediato poiché, partendo dalla propria esperienza personale, l'autrice mette a punto un disegno in cui la madre diventa una forma assoluta, diventa l'emblema di tutte le madri. Nella mobile ricchezza di un'opera composta in un ampio arco di tempo, l'autrice si rivolge alle più svariate tracce della memoria, fino a introdurre, improvvisa, "l'altra madre", quella biologica, insinuando, in un tono di assoluta normalità antiretorica, un senso di pervasiva, interiore instabilità.
19,00 €

Napoli mille colori. La poesia e la città

Libro: Libro in brossura
editore: Mondadori
anno edizione: 2026
pagine: 276
Dalla Roma di Mecenate alla Firenze dei Medici, dalla Parigi dei poeti maledetti all'Alessandria d'Egitto di Kavafis, le città hanno sempre esercitato una speciale attrattiva sui poeti. Napoli più di ogni altra: una città «sghemba / eccentrica obliqua, non si sa», ha scritto Leonardo Sinisgalli, che «non si afferra né dal cielo / né da terra». Difficile infatti, se non impossibile, dire quel che Napoli è: un proteiforme personaggio-cosmo, che oscilla fra la luce del mondo e l'ombra del fondo, fra lusso e lutto, animato dalla potenza polimorfa del sogno. Nel riunire una scelta di poesie non solo di Napoli, non esclusivamente su Napoli, ma soprattutto per Napoli, Fabio Pedone ha voluto documentare un lacerante attraversamento della storia, fra piaghe e splendori, sollevazioni, abbandoni, realtà inesorabili e tessiture di sogno; un cammino che dall'ansia geoidentitaria attraverso l'attenzione per il mito giunge ad attirare l'immaginazione dei poeti di tutto il mondo. Mentre infatti i poeti classici della lingua napoletana (da Di Giacomo a Russo e Viviani) scrivevano dall'interno della loro realtà, molti altri hanno parlato di Napoli e dei suoi incanti avendola vissuta solo di passaggio oppure senza avervi mai messo piede. Al lettore errante per le vie, Napoli appare ancora e sempre la città della Sirena, di Virgilio poeta e mago, del sangue sacro; quel vociare implacabile che i viaggiatori ascoltavano salendo a guardarla dall'alto; la magnificenza di palazzi e giardini, chiese e conventi; il cosmo ctonio e lucente, giubilante, policromo, ansioso, cupo e carnevalesco che ha plasmato tante testimonianze, melodie e pagine letterarie. Leggendo poi le poesie a libera apertura di pagina si colgono linee di flusso sorprendenti, solidarietà poetiche a distanza: il lamento amoroso di Sannazaro solingo in Arcadia prosegue in quello di Torquato Accetto alla sua scrivania, il pianto di una madre costretta a mandare il figlio in guerra accomuna i versi di Libero Bovio e Alfonso Gatto, la solitudine ischitana di Vittoria Colonna antivede quella di Ungaretti in licenza. Il disprezzo mai moralistico per i mali e la violenza del mondo, in Laura Terracina, trova risposta dopo secoli in Durs Grünbein, che deplora filosoficamente la fine del pino di Posillipo. Lamartine contempla, in un'attesa di placamento, la gioia biologica mediterranea da Posillipo, e l'inquieto Gérard de Nerval ne rivive il ricordo in sonetti nutriti di attese mistiche. Melville si muove nel caos dei vicoli, fantasticando sulle città morte nel cuore della città viva; Rilke guarderà dal molo le navi degli emigranti; Rocco Scotellaro, alla stazione, pensa alle partenze verso l'America; Michele Sovente avverte il vuoto che risuona sotto i piedi attraversando i Decumani o i Campi Flegrei, dove per Fabrizia Ramondino abita una «madre-terra allegra e tremenda».
22,00 € 20,90 €

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