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Libri di Giorgio Ruberti

Biografia e opere di Giorgio Ruberti

Il verismo musicale

Il verismo musicale

Libro: Libro in brossura
editore: LIM
anno edizione: 2019
pagine: XIV-281
Ad oggi si avverte la mancanza di un lavoro sull'argomento che superi sia la soggettività di valutazione di chi ha giudicato da una distanza temporale troppo ravvicinata sia la disorganicità imputabile alla produzione saggistica contemporanea; un lavoro che sintetizzi gli esiti particolari delle ricerche più recenti e che permetta di osservare questo fenomeno della storia della musica integralmente, dai libretti alla messinscena musicale, dal contesto produttivo a quello ricettivo. Tale lacuna vuole colmare questo volume, al contempo cercando di fornire una lettura degna di uno degli eventi più noti di un passato storico-musicale non così remoto. Come vedremo, la nostra indagine permette di pervenire, non senza difficoltà, ad una definizione di verismo musicale, costruita sulla base della specifica identità via via rivelata da questo stile nel corso della ricerca; questo fatto, di conseguenza, autorizza a rivendicarel'utilità musicologica della categoria verismo. È importante rilevare immediatamente questo risultato perché a fronte di alcuni studiosi che hanno riconosciuto la legittimità del termine verismo musicale altri studiosi hanno posto in questione questa stessa legittimità o, addirittura, l'hanno negata. Il confronto con posizioni anche molto distanti da quella che il nostro studio impone di assumere avverrà nel corso del testo.
20,00

Forme e stili della canzone napoletana classica

Libro
editore: LIM
anno edizione: 2016
pagine: XXX-115
Questa non è una storia della canzone napoletana ma uno studio sistematico degli ingredienti utilizzati nel suo periodo aureo, tra gli ultimi decenni del diciannovesimo secolo e la prima metà del ventesimo, l’unico di cui esistono testi scritti dopo secoli di tradizione orale di cui sono pervenute solo poche trascrizioni ottocentesche (di Cottrau, Florimo e dei fratelli Ricci) e oltre mezzo secolo di progressivo decadimento (salvo rare straordinarie eccezioni che hanno però un sapore antico) dal secondo dopoguerra ai nostri giorni quando ormai la sala d’incisione e il disco avevano reso obsoleti gli spartiti. Che il periodo aureo o classico della canzone napoletana coincida con la sua fase scritta non può non far riflettere, dal momento che la scrittura è di per sé uno strumento compositivo che influisce in profondità sulle scelte dell’artista, che si tratti di un romanzo o di una composizione musicale. Sappiamo che alcuni protagonisti di quegli anni — Costa innanzitutto — avevano un’ottima preparazione musicale, e che altri — Gambardella e E. A. Mario tra i più noti — non ne avevano affatto e si affidavano a trascrittori retribuiti dagli editori, ma sempre la notazione scritta serviva da filtro alle idee musicali e ne condizionava la forma, oltre naturalmente a offrire agli autori la possibilità di dire di più di quanto la memoria riesce a conservare: non c’è dubbio che le forme più semplici del periodo preclassico, per non parlare di quelle precedenti di cui peraltro sappiamo ancora pochissimo, siano tali anche perché il veicolo attraverso cui si tramandavano non consentiva forme, melodie e armonie complesse, pena l’oblio o appunto la semplificazione.
15,00 14,25

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