Libro: Libro in brossura
anno edizione: 2026
pagine: 176
«A chi sa che non si può scrivere solo fino a un certo punto. Agli elaboratori di dati raccolti alla Rinfusa, fonte dell'infinito. A chi non sa dove finisce la bocca e dove inizia il riso; ai giovani collaudatori dell'atroce e loro ricreduti; a chi dice che la materia, forse, è spirito condensato, in polvere; alla Quinta Assenza del disastro; a chi ha ragione di credere; a chi pensa che con troppa vita non si viva...» Sono, costoro, solo alcuni degli innumerevoli dedicatari cui Bergonzoni sceglie di indirizzare questa opera antologica e ontologica, che sfugge finalmente a ogni definizione classica. È un libro ossessivo sul possibilismo estremo, sulle visioni dell'inimmaginabile, a «cavallo, disarcionato», tra letteratura e poesia, senza alcuna indulgenza a trame romanzanti né saggi, in cui l'autore, se si deve proprio parlare di «parola», la capta da un «inesauribile pensiero occulto», la accoglie, la ospita e poi la dona. Con una scrittura evocativa, materica e sonante, la mano di Bergonzoni accarezza «le molteplicità dell'irrealtà esistente e di ultima necessità: quella della luce, da fare essere e rifrangere. Ecco perché mi sento un po' dada e un po' bebè».