Libro: Libro in brossura
anno edizione: 2026
pagine: 848
È entrato nel mito. Uno dei più grandi uomini del XX secolo, se non di sempre. Su Winston Churchill è stato scritto più che su chiunque altro; i suoi discorsi sono incisi nella pietra, le memorie di guerra, con la loro prosa sublime, sono diventate un Nobel per la Letteratura. Vent’anni dopo la fine del conflitto, il suo funerale fu seguito in mondovisione da 350 milioni di persone, con le gru dei docks londinesi “a testa piegata” in suo onore. È inevitabile che la letteratura su di lui sconti la tentazione agiografica, lasciando spesso inesplorate zone della sua biografia pubblica, soprattutto riguardo al periodo che più lo vide protagonista, ormai sessantaquattrenne, della storia del suo paese. Proprio quando la sua nazione, esausta e impreparata, sola di fronte alla micidiale macchina bellica nazista, veniva incalzata, spronata, armata dall’esuberante magnificenza dei suoi discorsi da Warlord. Perché il rombo del cannone eccitava il Prime Minister, ancor più se vicino, e i lampi retorici che scaturivano da quell’ardore guerresco impedirono alla Gran Bretagna di crollare di fronte a una disfatta che pareva certa. Dopo la valorosa risposta del 1940, però, le sconfitte inglesi si succedettero numerose e sconfortanti. Molte furono le responsabilità tattiche e strategiche, troppe le ingerenze nelle questioni strettamente militari, sconcertante la voragine tra la realtà e le aspirazioni azzardate, spesso velleitarie, di Churchill. Hastings, decano esperto di storia del Novecento, scandaglia da par suo quegli anni di ferro e di sangue, senza tuttavia tralasciare le zone d’ombra, le folli avventatezze di quel titano dalla salute malferma che, con il suo eroico temperamento e l’innegabile intuito politico, seppe certamente cambiare il destino di una guerra.