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Adelphi: Saggi. Nuova serie

Tutte le nostre collane

Il parricidio mancato

Libro: Libro in brossura
editore: Adelphi
anno edizione: 2026
pagine: 160
«Il significato di ogni parola della lingua dell'Occidente, e quindi, ormai, della lingua del pianeta – è stabilito, guidato e dominato dalla riflessione che il pensiero greco ha operato sul senso dell'essere e del niente». Questi nuovi saggi di Severino sono appunto concentrati su alcune di quelle parole, fra le più usuali e più essenziali, che ci appaiono ormai troppo evidenti. E perciò il libro è rivolto alle origini greche: si parli, come qui avviene, di Nietzsche o di Schopenhauer o di Marx o di Kierkegaard, il discorso è ogni volta costretto a ripercuotersi su Platone, il grande «parricida», che osò colpire il «padre Parmenide». E, dietro il suo, intravediamo un altro gesto parricida, in Empedocle. Lo sforzo di Severino, qui più palese che mai, è quello di sollevare il dubbio non tanto su certe antiche definizioni, che oggi ci guardano come maschere inquietanti dai primi testi della filosofia, quanto su quelle che pure appaiono in quei testi, ma ci sono diventate più familiari, e addirittura ci sembrano coincidere con l'evidenza, quasi fossero un dato precedente al pensiero: come per esempio la definizione platonica della téchne, da cui discende la nostra concezione della «tecnica». O anche, più evidente di ogni altra, sì che da essa tutto in qualche modo discende, l'affermazione del divenire. Secondo Severino, «la fede nell'esistenza del divenire» è la vera fede originaria del nostro mondo. Scalzare quella fede è la grandiosa impresa teoretica a cui il suo pensiero da anni si dedica. Tale impresa si è naturalmente attirata, e continua ad attirarsi, tentativi di confutazione. Ad alcuni di essi, tra i più rilevanti, si troverà qui un'articolata risposta, quasi una «confutazione delle confutazioni», nell'ultima parte del libro, dove vediamo ripresentarsi, in tutti i dettagli della loro intelaiatura teoretica, tesi che già avevamo incontrato nelle parti dedicate all'inesauribile «parricidio» greco.
24,00 € 22,80 €

Icone della legge

Libro: Libro in brossura
editore: Adelphi
anno edizione: 2025
pagine: 361
Mentre da ogni parte vengono a cadere – o per lo meno oscillano pericolosamente – i presupposti di ogni legge, il pensiero tende sempre più a concentrarsi, in ogni ambito, sulla Legge stessa. È questa una condizione al tempo stesso originaria e cronica del Moderno: qualcosa che sembra sempre succedere per l'ultima volta - e invece continua a succedere ogni giorno. Massimo Cacciari ha posto al centro di questo libro tale situazione paradossale e sfuggente, all'interno della quale tuttora viviamo. E, all'interno del nostro secolo, ha isolato, negli ambiti più diversi – dalla riflessione matematica (Brouwer) a quella giuridica (Schmitt), dalla pratica letteraria (Kafka) a quella pittorica (Malevic, Mondrian, Klee), dal pensiero artistico (Florenskij sull'icona) a quello religioso (Rosenzweig) –, alcuni casi esemplari di quell'ostinato cozzare contro la stessa parola: Legge. Ma non si tratta qui di scoprire influenze nascoste o contatti. L'ambizione è ben più radicale: ogni volta si individuano sconcertanti isomorfismi fra gesti di pensiero che appartengono a regioni lontane. E così anche repliche e opposizioni trasversali. Si comincerà dal contrasto irriducibile fra il Nomos di Carl Schmitt, legato a un territorio e radicato in esso, e la Legge di Franz Rosenzweig, che impone un perpetuo esodo ed esilio da tutto ciò che è ancorato a una terra. In quel contrasto si danno già i termini che risuoneranno poi in tutto il libro. Ma il centro non può che essere Kafka. E qui, sottoponendo a un'analisi serratissima i testi (e soprattutto l'impianto stesso del Processo e del Castello), Cacciari è riuscito in un'impresa davvero improbabile: dire qualcosa di nuovo su Kafka. Da questo centro si irraggiano le fila di altri capitoli, tesi ogni volta a mostrare di quali ordini, di quali straordinarie decisioni sia capace una condizione, come quella nostra, sottratta a ogni presenza e affermabilità della Legge. Questo libro segna l'ingresso in una regione dai confini oscuri dove il principio del terzo escluso perde la sua sovranità e, in forme e opere, si delinea «l'idea di un universo come rete, composta da fibre infinite, innervata da una trama di rapporti impercettibilmente prossimi l'un l'altro, da nessuno intessuta, universale modello senza Creatore e senza Legislatore o Mente che lo regoli, ma organismo che opera secondo un ordine proprio, da nessuno impartito».
34,00 € 32,30 €

La biblioteca di Trimalcione

Libro: Libro in brossura
editore: Adelphi
anno edizione: 2023
pagine: 392
Si può amare il De rerum natura? Sì, a patto, spiega Giuliani, di rovesciare la credenza comune secondo la quale Lucrezio mette in versi la dottrina materialistica epicurea. Si imporrà allora quel «razionalismo visionario» che, attraverso l’esplorazione dei fenomeni di ogni ordine, «si esalta oltre le mura fiammeggianti del mondo». Ma rovesciare la credenza comune richiede – direbbe Manganelli – qualcosa di più di un sapere «da professore o da irto pedagogo». Esige un lettore avido di «trangugiare polpa di chimere» e di accumulare biblioteche personali, capace di gelose relazioni (con Kierkegaard, per esempio) come di improvvise scoperte e meditate ripulse; un critico tanto immune da timorati specialismi e paralizzanti gerarchie da sentirsi a proprio agio discorrendo del mondo «fragile e tenace come una ragnatela» della Storia di Genji o della patafisica di Jarry, «scienza ingorda di annettersi l’universo». E, soprattutto, uno scrittore in grado di afferrare ciò che ha letto e di restituirlo con memorabile incisività: così il Samuel Johnson di Boswell è una specie di «Pickwick ciceroniano», l’amato Leopardi «un materialista platonico», Cioran «un dandy della maldicenza metafisica», e Se una notte d’inverno un viaggiatore di Calvino «un trucco d’amore per attrarre la letteratura nel vuoto e lasciarla lì sospesa». Senza questa fatale qualità, del resto, Giuliani non sarebbe riuscito a trasmetterci la sua passione – e insieme a irriderla: «Non sono forse così, abbuffate trimalcioniche, vuoti farciti di studiate leccornie, le nostre incessanti letture...?».
35,00 € 33,25 €

Nondimanco. Machiavelli, Pascal

Libro: Libro in brossura
editore: Adelphi
anno edizione: 2018
pagine: 242
Machiavelli, Pascal: un accostamento inatteso, per più versi sorprendente. Machiavelli, frugando nella biblioteca di suo padre, scopre la casistica medievale e mette il rapporto tra la norma e l'eccezione al centro di un mondo inventato (la "Mandragola") e di quello in cui vive e agisce ("Il Principe"). Pascal, feroce avversario della casistica (soprattutto quella dei gesuiti), legge Machiavelli attraverso la lente di Galileo, e la realtà del potere attraverso Machiavelli. Un viaggio negli intrichi della lettura, sulle tracce di due lettori straordinari — e dei loro interlocutori, avversari, seguaci. Vi si affacciano personaggi famosi (Campanella, Galileo) visti dal loro censore, il domenicano Niccolò Riccardi, detto «Padre Mostro»; e personaggi meno noti, come Johann Ludwig Fabricius, al quale una lettura obliqua delle "Provinciali" di Pascal consente di proporre un'immagine inedita del «religiosissimo» Machiavelli. Un invito a leggere tra le righe, lentamente, testi cifrati, spesso criptici. Per anni Carlo Ginzburg ha lavorato su casi molto diversi tra loro, tutti però fortemente anomali. L'incontro con la casistica — ossia la tradizione, all'incrocio tra teologia e diritto, che riflette sulla tensione tra norma e anomalia, a partire da casi specifici — era forse inevitabile. Un tema insieme lontanissimo e vicino: ferita a morte da Pascal e resuscitata dalla bioetica, la casistica non smette di interrogarci, nei suoi risvolti tragici o grotteschi.
18,00 € 17,10 €

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