«Voglio vedere le mie montagne». Con queste parole Giovanni Segantini si congeda da una vita tutt'altro che ordinaria: apolide fin dall'infanzia, cresciuto tra privazioni e isolamento, nella luce delle Alpi trovò la sua vera patria e nella pittura la sua voce. Dalla Milano di Brera ai paesaggi abbacinanti dell'Engadina, il pittore inseguì un'idea radicale di luminosità, sino ad avvicinarsi a una tecnica – il divisionismo – capace di restituire l'abbagliante purezza dell'alta quota e a un linguaggio – il simbolismo – con cui esprimere un'inquietudine mai sopita. Nella sua breve esistenza, conclusa a quarantun anni in una baita sopra Pontresina mentre lavorava all'ambizioso Trittico delle Alpi, conquistò la fama, per poi essere dimenticato e infine riscoperto e celebrato come uno dei grandi innovatori della pittura moderna, fonte di ispirazione, tra gli altri, per Joseph Beuys e Anselm Kiefer. In queste pagine Michael Krüger – scrittore, editore, osservatore raffinato – racconta Segantini con partecipazione e profondità, intrecciando biografia e riflessione estetica. Il risultato è un ritratto colto e insieme confidenziale, in grado di rievocare la forza visionaria di un artista che ha trasformato la montagna in un'esperienza spirituale.