Un grande affresco sul secolo segnato dalle ideologie che hanno sconvolto il mondo – il nazifascismo e lo stalinismo – i “fratelli gemelli del male” che Vișniec mette in scena in un incontro immaginario fra i giovani Hitler e Stalin nella Vienna del 1913. Da qui Storia e biografia familiare si intrecciano in una struttura labirintica dove la realtà si confonde con la finzione, la memoria con la riflessione filosofica. Pagine allucinate e ironiche raccontano l’assurdità del potere e la ferocia delle sue derive, fra istantanee di tragica lucidità e lampi di satira surreale: i nani da giardino liberati dallo sfruttamento dell’uomo, i giovani mandati deliberatamente dai vecchi a morire nella Prima guerra mondiale, l’imperturbabilità degli intellettuali accecati dai dogmi. Fra le righe affiora anche l’eco dell’Olocausto e dei pogrom: la Storia si fa incubo. Su tutto, puntualmente, aleggia la nebbia dell’ideologia, confondendo il vero e il falso, il carnefice e la vittima.