Greci e Romani hanno riflettuto a lungo sul proprio rapporto con la natura. Ma lo hanno fatto attraverso il linguaggio del mito e cogliendo in ogni aspetto del mondo la presenza del divino. Gli antichi hanno avuto insomma un loro modo di essere "verdi": diverso dal nostro, ma anche per questo estremamente affascinante. E non privo di sorprese. Forse mai come oggi il mondo delle piante è al centro dell'attenzione, in un dibattito sulle prerogative di alberi e spazi naturali che coinvolge antropologi, scienziati, giuristi e decisori politici. Sarebbe dunque facile pensare che si tratti di un tema squisitamente moderno, estraneo all'interesse delle culture antiche. In realtà, quelle culture hanno riflettuto a lungo sul proprio rapporto con la natura, ma lo hanno fatto attraverso i loro strumenti: ponendo l'accento non già sui diritti dell'ambiente, ma sui doveri delle società umane nei confronti della realtà circostante e cogliendo ovunque in essa la presenza del sacro. E se il nostro tempo punta a ridurre la distanza che ci separa dalle piante, attribuendo loro caratteristiche sino a ieri riservate ai soli esseri umani, gli antichi, al contrario, le hanno allontanate da sé, ponendole sotto la tutela degli dèi e sottraendo in questo modo agli uomini la possibilità di appropriarsene. Greci e Romani hanno avuto insomma un loro modo di essere "verdi". Estremamente affascinante. E non privo di sorprese.