L’idea di esporre a Palazzo Poli tre dei nostri quadri tattili – realizzati grazie a un contributo del MIUR, nel 2016, dalla Mediars di Los Angeles d’après originali di Raffaello, Correggio e Caravaggio – per confrontarli con alcune riproduzioni incisorie che degli stessi dipinti si ricavarono in varie epoche (da parte di Hendrick Goltzius, Lucas Vorsterman e Simon François Ravenet il Giovane), rispondeva ad una precisa esigenza: quella di attirare le attenzioni degli studiosi di storia artistica, ma soprattutto dei nostri studenti, sul tema del rapporto strettissimo tra la percezione vi-siva e la percezione tattile. Tema che, prima ancora di esser fatto oggetto di approfondita discussione teorica da parte dei moderni psicologi della percezione, è stato da sempre coltivato – come spesso tendiamo a dimenticare – dagli scrittori d’arte degli ultimi cinque secoli, a partire almeno dalle pagine che Leonardo da Vinci dedicò al «paragone» tra la pittura e la scultura.