Libro: Libro in brossura
anno edizione: 2026
pagine: 234
A Napoli ogni cosa può diventare un numero: una disgrazia, un sogno, un cadavere, una risata, un vaso che cade dal cielo. Basta consultare la Smorfia e il caos del mondo acquista un nome, un’immagine, una possibilità. Qui, ogni numero, da 1 a 90, è una smorfia che trasforma il quotidiano in un sogno da giocare. Lampi di scrittura e madonne distratte, topolini famelici, morti loquaci, famiglie impossibili e città che sembrano aver perso il manuale d’uso della realtà. Bancolotto è un viaggio nella speranza, nel desiderio e nella superstizione: una Smorfia letteraria che trasforma ogni tragedia in racconto e ogni racconto in una scommessa contro il destino. Perché questo è il Bancolotto: il luogo dove andare a tentare la fortuna, scegliendo i propri numeri, sperando siano quelli buoni. Ma anche il posto dove andare ad ascoltare storie, sempre imprevedibili, di avventori che avevano sognato, che avevano immaginato, che avevano parlato con il morto e quindi… Il Bancolotto a Napoli era questo; prima che gioco d’azzardo, un luogo dove si addensavano storie. Come questo libro, che mette in scena un universo comico, visionario e a volte feroce: ogni capitolo prende spunto da una parola o da un’immagine tradizionale – dall’Italia alla Paura, passando per la Bambina, la Gatta, la Festa, il Morto che parla – e la sviluppa in una situazione autonoma, spesso lontana dal significato letterale del numero. L’ambientazione alterna Napoli e altri contesti italiani a scenari fiabeschi, storici, comici e surreali; sulla scena appaiono una gatta nera iettatrice su commissione, santi licenziati, un’Italia che scivola verso nord, donne in fuga, una mano sotto processo, uomini divorati dalle proprie ossessioni, oggetti capaci di giudicare e corpi che tradiscono chi li abita. Si passa attraverso l’assurdo per osservare aspetti concreti dell’esistenza: il lavoro, la famiglia, il desiderio, la solitudine, la violenza, la malattia, la morte, la superstizione e il rapporto con il denaro. La Smorfia diventa così il dispositivo narrativo e culturale che collega cronaca quotidiana, parodia, fiaba e incubo.