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Bollati Boringhieri: Opere di Giorgio Agamben

Tutte le nostre collane

Il corpo della politica

Libro: Libro in brossura
anno edizione: 2026
pagine: 96
Al centro della politica occidentale, almeno a partire da Hobbes, sta il corpo: il corpo in carne e ossa dei cittadini e quello artificiale del «grande Leviatano», l'«automa» o il «Dio mortale», formato dai corpi dei cittadini riuniti insieme in un corpo politico. La scissione e, insieme, l'impossibile articolazione di questi due corpi è l'eredità che Hobbes ha trasmesso alla politica occidentale. Il libro di Agamben investiga una dopo l'altra le contraddizioni e le difficoltà in cui il pensiero politico dell'Occidente è rimasto impigliato nel tentativo di costituire un body politic unitario, dalla dottrina teologica dei due corpi del re fino alla teoria dellamultitudo in Dante e Spinoza e all'essere generico di Marx. E, alla fine, è nella figura dell'esule, in cui corpo naturale e corpo politico coincidono, che queste contraddizioni sembrano ricomporsi. L'esilio cessa così di apparire come una figura politica marginale, per affermarsi come un paradigma filosofico-politico fondamentale, forse il solo che, rompendo la fitta trama della tradizione politica ancora dominante, consentirebbe di pensare da capo la politica dell'Occidente. Le contraddizioni esplodono invece nell'Unione Europea, un organismo che, non essendo altro che un patto fra Stati, manca necessariamente di un corpo politico unitario. E finché l'Europa continuerà a fingere una costituzione e un popolo che non può avere, essa resterà in ogni senso un political corpse, un cadavere politico asservito di volta in volta a interessi estranei. Forse solo a uno sguardo che, in un'Europa al tramonto, cercherà di cogliere ciò che è rimasto vivo nella sua tradizione culturale, qualcosa come una realtà politica europea diventerà per la prima volta visibile.
14,00 € 13,30 €

Signatura rerum. Sul metodo

Libro: Libro in brossura
anno edizione: 2026
pagine: 144
Ogni ricerca «dovrebbe implicare una cautela archeologica, cioè regredire nel proprio percorso fino al punto in cui qualcosa è rimasto oscuro e non tematizzato. Solo un pensiero che non nasconde il proprio non-detto, ma incessantemente lo riprende e lo svolge può, eventualmente, pretendere all'originalità». Mettere in atto questa peculiare «regressione» significa riflettere sul metodo, nozione che Agamben tiene al di fuori degli orizzonti solo procedurali in cui una lunga tradizione filosofica ci ha abituati a collocarla. In un fitto dialogo con Foucault e Benjamin, Paracelso e Warburg, Overbeck e Melandri, l'indagine si concentra qui su tre figure concettuali: il paradigma, che permette di ricostruire quel capitolo mancante nella storia della logica occidentale che è la teoria dell'esempio; la segnatura, che, sulle tracce dei trattati rinascimentali e barocchi de signatura rerum, si rivela come l'operatore decisivo in ogni teoria dei segni, dalla linguistica alla psicoanalisi, dalla magia alla storia dell'arte; e, infine, l'archeologia, che risale a un concetto di origine che non resta isolato nel passato, ma, come le radici indoeuropee nella linguistica e il big bang nell'astrofisica, non cessa di agire nel presente per renderlo intellegibile. L'intreccio fra queste figure definisce lo spazio di un breve trattato sul metodo.
17,00 € 16,15 €

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