La guida ironica e spietatamente onesta per chi ogni mattina timbra il cartellino con la stessa espressione con cui si entra dal dentista. Tra open space rumorosi, riunioni che potevano essere un'email e capi che parlano per slogan motivazionali, questo libro racconta l'epopea quotidiana dell'essere umano medio alle prese con l'ufficio (o lo smart working, che smart non lo è mai). Esploreremo i rituali sacri del lavoro moderno: la pausa caffè come momento di terapia collettiva, l'arte di annuire senza aver capito nulla, la difficile convivenza con il collega “entusiasta” e quello “fantasma”, fino alla nobile disciplina del sembrare sempre impegnati anche quando si sta fissando il vuoto. Capitolo dopo capitolo, il lettore imparerà strategie di sopravvivenza emotiva, tecniche di mimetizzazione aziendale e sottili forme di ribellione passiva, scoprendo che il vero talento non è fare carriera, ma arrivare a venerdì ancora dotati di senso dell'umorismo. Come sopravvivere al lavoro non promette promozioni, aumenti o illuminazioni spirituali, ma offre qualcosa di forse più prezioso: la consolante certezza di non essere soli. Un libro per chi lavora, per chi ha lavorato e per chi, dopo averlo letto, valuterà seriamente l'ipotesi di trasferirsi su un'isola deserta (con wi-fi, giusto per le call). Libri -indispensabili- di cui non si sentiva il bisogno.