Un brogliaccio che salva dall'oblio storie di un tempo lontano, il grido di una ragazza che passa in bicicletta, una caldissima giornata estiva… Bastano questi ingredienti perché dalla penna di Francesco Guccini sgorghi un racconto luminoso e sognante come certi ricordi di giovinezza. Un po' salace, boccaccesca, nella più pura tradizione della novellistica italiana, un po', al contrario, quasi lieve, seppiata dalla patina di tenerezza e nostalgia appóstavi dal tempo passato, questa storia è ricca di echi, perché, risalendo dentro un passato ancora più remoto, evoca addirittura i miti pagani della tradizione classica. Sembra quasi scritta da un Virgilio più audace o da un Ovidio più pudico. Il lettore si divertirà a leggere questo malizioso quadretto pieno di sensualità d'antan almeno quanto si sarà divertito Guccini a recuperare dalle acque del Reno italico questa piccola gemma.